Mercato dei Vignaioli Indipendenti Fivi a Bologna: atto secondo.
Dopo l’esordio col botto del 2023, il Mercato Fivi di Bologna è riuscito (ancora) a colpire nel segno con i suoi 1008 vignaioli e 28 mila visitatori nelle tre giornate di sabato 23, domenica 24 e lunedì 25 novembre.
Numeri straordinari che confermano l’attenzione degli appassionati verso il mondo dei vignaioli indipendenti. La Federazione ha saputo aspettare, crescere ma anche garantire un livello alto.
E il mercato “bolognese”, molto più vivibile grazie agli spazi più ampi, ha permesso di assaggiare e acquistare etichette di primissimo piano.
Certo, un po’ di pazienza ci è voluta: una coda interminabile agli ingressi così come per ritirare calici e carrelli (almeno nella giornata di sabato 23). Un difetto al quale gli organizzatori dovranno assolutamente porre rimedio.
Ma andiamo al dunque. Ho trovato i vini assaggiati particolarmente convincenti. Purtroppo la mancanza di tempo non ha permesso di allargare particolarmente gli orizzonti ma le referenze hanno rispettato i sacri crismi del vino buono, ovviamente con qualche eccezione in positivo e negativo.
Ecco una selezione di 10 etichette (in ordine sparso). Di altri vini avremo modo di parlare più avanti, con assaggi specifici.
CASTELVEDER – FRANCIACORTA PAS DOSE’: arriva da Monticelli Brusati l’assaggio più bello della giornata. Il Pas Dosé di casa Alberti, prodotto della zona più a nord della denominazione bresciana, è un inno al Chardonnay nella sua veste più verticale e incisiva ma anche intensa e persistente. Notevole lo sviluppo delle note floreali, minerali e vanigliate.
PRAVIS – TRENTODOC “ARIÀL” BLANC DE BLANC: la bravura delle sorelle Pedrini è cosa nota. Dopo l’ottimo Blau Doré, ecco che da Lasino arriva un tributo al “Pinot Bianco”, che unisce gli agrumi alla frutta esotica. Fresco e persistente. Piacevolissimo.
Menzione speciale per la Nosiola “Le Frate”.
GAUDENZ- MERANER HÜGEL: in un blog che guarda alle bollicine ecco il rosso che stupisce. La Schiava di Gaudenz, il Meraner Hügel, è un vino leggiadro, versatile, con bacche e mandorla, fiori e spezie.
PODERE IL SALICETO – MALBOLLE METODO CLASSICO: difficile trovare un metodo classico “unconventional” come quello dei ragazzi di Campogalliano, ottenuto da uva Malbo Gentile. Rosato golosissimo, deciso ma nello stesso tempo fruttato.
ELIO VINI – ELIO BIANCO: da uve Tocai friulano, un bianco rotondo, gastronomico, in equilibrio tra le sue note erbacee, di frutta secca e un fruttato maturo.
MICHELE SARTORI – TRENTODOC EXTRA BRUT: si conferma un bel Trentodoc, armonico e di facile beva. Bravo Michele Sartori.
CANEVA DA NANI – METODO CLASSICO DOSAGGIO ZERO. La famiglia Canello regala un’interpretazione dell’uva Glera fedele all’essenza di questo vitigno “sbarazzino” e “casual”, ma con quel carattere e quell’equilibrio che la rende interessante nel suo abito “da sera”.
BOSIO-FRANCIACORTA SATEN. Rotondo, elegante, floreale e leggermente vanigliato. Una bellissima conferma anche da Bosio, che sui suoi Franciacorta punta tutto sull’eleganza (più che sulla verticalità), con ottimi risultati.
PODERI CELLARIO – LANGHE “TRE ANNI” NEBBIOLO. A Carru, in Piemonte, Cinzia Lubatti regala la migliore espressione del Nebbiolo, che guarda al “legno” (tre anni in rovere francese) senza dimenticare la facilità di beva e la versatilità. C’è polpa, che carattere. C’è tutto.
WARTH (MOSER) – TEROLDEGO: Moser non produce soltanto ottime bolle. Il Teroldego di maso Warth è ben calibrato, tannico al punto giusto, delicatamente speziato.












