La prima edizione del Mercato dei Vignaioli Indipendenti Fivi alla Fiera di Bologna è stata una boccata d’ossigeno. Nulla contro la “vecchia” sede di Piacenza, per carità, ma gli spazi dei padiglioni felsinei hanno dato la possibilità di ricominciare a vivere la vera essenza del mercato, con spazi adeguati per riuscire a parlare e confrontarsi con i produttori.
Velocissima la gestione degli ingressi e la distribuzione di calici e carrelli. Ottima anche la vivibilità dei due padiglioni nell’arco della giornata.
Ma andiamo al dunque. Come erano i vini? Su circa 50 referenze assaggiate, ho notato che le produzioni si stanno spostando verso vini sempre più estremi ed “esperienziali”. Le varie interpretazioni sono risultate interessanti, alcune (in numero crescente rispetto ai FIVI precedenti) di difficile beva, non menzionate nell’elenco.
Ecco i 10 assaggi più interessanti:
ENGLAR – PINOT BLANC RISERVA: arriva dall’Alto Adige questa bella interpretazione del Pinot Bianco, cavallo di battaglia alsaziano ma che all’ombra del Castello Englar, ad Appiano, ha trovato una seconda casa, riuscendo a sfidare il tempo (vendemmia 2019) e le asperità montane con una bellissima nota agrumata, la mela e una gustosa eleganza data dal passaggio in legno.
MICHELE SIMONI – MULLER THURGAU: a Palù di Giovo nella splendida Val di Cembra, terra di grandi (anzi grandissimi) vini, il Muller spicca per il grande equilibro, l’acidità bilanciata da un frutto ampio e godurioso, la lunghezza e la persistenza. Non ci sono quelle note forti di idrocarburi, ma soltanto grande piacevolezza.
MICHELE SIMONI – FERRO SIMONI SPUMANTE: Chardonnay e Pinot Nero, la bolla di casa Simoni ripropone un grandissimo equilibrio gusto-olfattivo, facendosi apprezzare per la sapidità e la mineralità.
TONIOLLI “BAIT N.1” TRENTO DOC: ma che bello questo Trento Doc di Toniolli, finissimo ed elegante, con un passaggio in legno che lo esalta senza appesantire la beva. Anche qui escono fuori gli agrumi e la frutta a polpa bianca, con una nota vegetale/speziata.
TONIOLLI – PINOT NERO: due parole per descrivere un altro prodotto di questa realtà, un Pinot Nero perfettamente domato e valorizzato. BEN FATTO.
MICHELE SARTORI – TRENTODOC EXTRA BRUT: sono stato fra i primi ad assaggiare il Trentodoc di Michele Sartori e sono felicissimo di averlo conosciuto in questo contesto.
Sartori produce con vista sul Lago di Caldonazzo, sul Colle di Tenna. Chardonnay puro, così come l’affinamento che supera i 30 mesi. Ritengo che il Trentodoc di Sartori sia la più bella scoperta in fatto di bolle trentine degli ultimi tempi. Spettacolare anche il Riesling
TENUTA LA VIGNA – “MONTE BRUCIATO”. Da uve Merlot, Sangiovese e Marzemino, “Monte Bruciato” colpisce per la struttura e la grande morbidezza che non esagera mai su note troppo calde. Frutto, spezie e piccantezza sono perfettamente amalgamate. È un vino potente ma non “stanco”.
NIEDRIST IGNAZ – BLAUBURGUNDER RISERVA: che spettacolo! Fiori, spezie, profondità. Il Pinot Nero di Niedrist, scoperta di questo FIVI, è un grandissimo vino, già pronto per competere con le migliori espressioni italiane di questo vitigno.
TERRE BOSCARATTO TORGOL 2021: un bellissimo “col fondo”, fedele alla tradizione e alla qualità alla quale ci ha abituato la squadra del Col Fondo Agricolo. Equilibrato, minerale, vivace.
Menzione speciale: FILIPPA AZ. AGRICOLA – MOSCATO D’ASTI. Il Moscato non è il mio vitigno preferito, ma questa interpretazione di Filippa è risultata particolarmente apprezzabile, con i profumi del Moscato ben calibrati in un continuo gioco fra il dolce e il minerale.






