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Come si uccide il calcio giovani

Ci sono due modi per ammazzare il calcio giovanile. O meglio, ci sono due cause fondamentali: genitori e allenatori (espressione della società).

Partiamo da questi ultimi: è vero che esistono tecnici preparati, figli di un percorso di studi adeguato, o di un’esperienza sul campo.E poi c’è chi lo fa per passione. Ma c’è un leitmotiv che mi capita di vedere sempre di più nei campi di provincia: persone che, pensando di allenare campioncini, non hanno altro da fare che criticare il lavoro altrui. Ragionassero di più su dati di fatto e meno su almanacchi e manuali il calcio sarebbe migliore.

Ci sono poi genitori che si autoconvincono di avere in casa futuri giocatori di Serie A. Li sottopongono a stress psicologici devastanti che rovinano fin da piccoli i ragazzini, rendendoli nevrotici con il pallone tra i piedi e non più giovani calciatori.

E queste cose, ahimè, le vedo negli occhi dei bimbi stessi, già bombardati dalle immagini edulcorate  in HD di videogames e televisione e quindi portati a voler riproporre sul campo le giocate di Ibrahimovic o lo scotch sul calzettone tirato su al ginocchio come Cristiano Ronaldo. Ma questo è un fatto di costume e delle generazioni che cambiano, chi gravita intorno ai settori giovanili deve convivere con le nuove realtà.

“Il calcio è sorridere, è allegria”. Lo diceva Ronaldinho.Ecco perchè in Italia, nonostante i paroloni dei guru della scienza motoria, il calcio giovanile sta andando a puttane. Più sorrisi, meno pressioni. La soluzione è facile, la mentalità (la nostra, sia chiaro) sbagliata.

fv

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Francesco Vigato Mostra tutti

Sono nato a Este, ridente cittadina della provincia di Padova, il 12 gennaio 1990.
Ex calciatore dilettante, mi sono avvicinato al mondo del giornalismo dopo gli esami di maturità. Dal 2009 collaboro con il Mattino di Padova, quotidiano che mi ha permesso di diventare Giornalista Pubblicista.
Ho conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova con una tesi in Diritto Costituzionale Tributario e attualmente svolgo il tirocinio forense in uno Studio Legale patavino.
Mi interesso di vino: amo i bianchi aromatici ma soprattutto le bollicine.

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