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Di getto, un sabato sera.

Sono le 19 del sabato sera. Chiudo il libro. Non ho voglia di nessuno. Voglio starmene da solo, ho i coglioni girati.

“Massì” penso, ” adesso potrei andarmi a pigliare un kebab. Dovete sapere che quello di Monselice, in centro intendo, non sbaglia un colpo. Potrei andare a Este, diverse pizzerie lo fanno. Ma fanculo, non ho voglia. Dover andare sotto la doccia, cambiarmi e tirarmi per fare 200 metri. A Este potrei sempre trovare qualcuno che conosco. Uscire conciato come un pellegrino non è il massimo, soprattutto il sabato, quando tutti escono per l’aperitivo. Tranne me, che voglio il kebab. Cazzo.

Prendo la macchina e passo per il centro. Sono tutti lì quelli che conosco. li vedo sotto i portici, mano nella mano con la nuova fiamma.Oppure la vecchia che è tornata nuova, rispolverata per l’estate. O ancora, la ragazza di turno che si fa prendere per il culo dal vecchiardo. Voglio fare la strada dei Colli. Eppure la faccio sempre, la Este-Baone-Monselice. Una routine durante il semestre universitario. Oppure nella sessione d’esame, quando, tra casa e treno, inizi a fartela addosso, a riempirti di dubbi.

Finalmente arrivo a Monselice. Dovete sapere che io odio Monselice. Non tanto la città in sé, ma la rivalità che c’è tra le due “capitali” della bassa (Este e Monselice), soprattutto a livello sportivo, la sento in particolar modo. La sentivo pure quando giocavo a Solesino, vedete voi.

Ma il kebabbaro non sbaglia un colpo. Entri in quel locale, 50°C e vedi quella lastra di carne che grida vendetta al cospetto di Dio. Pensi: ” Ma che cazzo di carne è?”. Poi guardi la “consolle” del kebabbaro e vedi quell’ammasso di cipolle tritate, crema di joghurt o chili, peperoni, insalatina….Mamma che merda.

Ma tutto insieme, dentro quel pane flaccido da piadine, è una magia: pare quasi buono. Così “onto. Così invitante.

Davanti a me ci sono tre ragazzi, ordinano kebab per tutto il Marocco e l’Algeria mentre io ne ho solo per me.

Mica gli chiedo, a quei poveri ragazzi, di lasciarmi passare. Aspetto….15, 20 minuti. E niente.

Chi me lo fa fare di restare lì ancora. Per un panino di merda, per di più.

Mi stanco, esco dalla kebabberia (e se proprio devo dirla tutta, quella musichetta indiana che c’era dentro, oggi come oggi, mi aveva pure stancato) e prendo l’auto. Vado alla pizzeria dei Frati e mi ordino una crudo e ricotta. Nel frattempo scrivo a un’amica. “Ehi, sono qui a Monselice, dai che ti saluto”. Lascio il cel in macchina. Al ritorno, però, trovo i suoi messaggi. Metto la pizza in baule e torno indietro a salutare la mia amica. La prima cosa che ho fatto, proprio per il fatto che non la vedevo da un pezzo, è stato abbracciarla. Ed è un abbraccio che mi ha fatto tanto piacere, perchè ho sentito che lei sì, lei merita. Eppure non le scrivo mai, sarà che lei ha la sua vita, io la mia. Ci siamo persi nella quotidianità. E poi c’è una storia particolare che ci lega. E forse quel legame è rimasto. Torno dalla mia pizza , ormai fredda in baule. E mi precipito a casa. Doccia, tiro fuori la birretta dal frigo e mi guardo Spagna-Francia. Massì, tutti fenomeni. Lascio gli Europei e me ne torno in camera. Un sabato sera, di getto. Mi perdonerete gli errori.

alla prossima

fv

@francescovigato

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Francesco Vigato Mostra tutti

Sono nato a Este, ridente cittadina della provincia di Padova, il 12 gennaio 1990.
Ex calciatore dilettante, mi sono avvicinato al mondo del giornalismo dopo gli esami di maturità. Dal 2009 collaboro con il Mattino di Padova, quotidiano che mi ha permesso di diventare Giornalista Pubblicista.
Ho conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova con una tesi in Diritto Costituzionale Tributario e attualmente svolgo il tirocinio forense in uno Studio Legale patavino.
Mi interesso di vino: amo i bianchi aromatici ma soprattutto le bollicine.

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