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Chateau Feuillet, la riconoscibilità porta la firma di Maurizio Fiorano

Partiamo da una premessa. Nel mondo del vino la dimensione “social” gioca un ruolo importantissimo. D’altra parte, si tratta di un ottimo mezzo per far conoscere i propri prodotti e, talvolta, per fare “cultura”.IMG_8917

Ma ci sono anche produttori che, senza grandi e roboanti campagne sulle nuove piattaforme, si fanno conoscere per la qualità dei vini. Difficilmente troverete su Instagram, Facebook, Tik Tok (e chi più ne ha più ne metta) le etichette di Chateau Feuillet.

Questo perché Maurizio Fiorano, produttore con la passione delle lunghe scarpinate, punta tutto sul passaparola. O, più semplicemente, sulla bontà nel calice. Dura e pura, come la montagna valdostana.

Fiorano, piemontese di origine con un passato nel mondo dell’edilizia, ha iniziato la sua avventura nel mondo del vino tra la fine degli anni ’90 e i primissimi anni 2000, dapprima per sostenere “enoicamente” l’attività della moglie albergatrice, poi con una gamma particolarmente rappresentativa di vini autoctoni della Valle d’Aosta.

IMG_8910 3Tranquillo e cordiale, Maurizio Fiorano parla dei suoi vini con orgoglio ma senza troppi ghirigori, rivolgendo dopo ogni assaggio una di quelle domande che non capita spesso durante le visite. Un “ti piace?” semplice e schietto che profuma di casa.

Chiedo a Maurizio di vedere i vigneti di Saint Pierre. Mi ci accompagna con il furgone, arrampicandosi fra stradine tortuose e vigneti verdeggianti.

A Saint Pierre c’è la roccia, c’è la pendenza, c’è l’altitudine (siamo fra i 700 e gli 800 metri) tutto quello che serve per produrre grandi vini.

“Qui piove pochissimo”, dice. “Una buona esposizione dei vigneti (a sud-est, nda), una grande attenzione alle uve e un lavoro equilibrato in cantina possono dare soddisfazioni, come queste rocce e queste altitudini che nel calice si devono sentire”

Chateau Feuillet predilige, come è ovvio, gli autoctoni con la Petit Arvine 2019 che gioca su agrumi e mineralità, caratterizzata da una pulizia magistrale. Un vino che appaga, non stanca. Invitante.

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Stupisce, tant’è che lo riassaggio una seconda volta, il Traminer Aromatico. Non è facile trovarlo in Valle d’Aosta, anche perché – com’è noto – la tipicità del vitigno trova “dimora” soprattutto in Trentino. Il Traminer 2019 ha un naso riconoscibilissimo tra frutta esotica, erbe aromatiche e limone. In bocca non esplode nella sua esuberanza ma resta su toni eleganti. Morbido e persistente.

La Torrette (blend di Petite Rouge e Fumin) – affinamento in botte di rovere per 10-12 mesi – si esprime con un bel fruttato, senza dimenticare l’acidità. Attacco di ciliegia, tannino delicato e una leggera speziatura. IMG_8914

Gioca su intensità, freschezza e spigolosità, con un’evidente nota erbacea, anche il Cornalin.

C’è un aggettivo che si può utilizzare per descrivere i vini di Fiorano: BELLI. Sì, lo so, potrebbe sembrare una banalità.

Eppure è la parola che, dopo aver sorseggiato ognuna delle etichette di Chateau Feuillet, viene da pronunciare: tutti hanno un naso riconoscibile, tutti hanno un sorso equilibrato, ben fatto, non “costruito”, senza compromessi. Tutti hanno un inizio e hanno una fine. Come le cose belle, del resto.

Francesco Vigato Mostra tutti

Sono nato a Este, ridente cittadina della provincia di Padova, il 12 gennaio 1990.
Ex calciatore dilettante, mi sono avvicinato al mondo del giornalismo dopo gli esami di maturità. Dal 2009 collaboro con il Mattino di Padova, quotidiano che mi ha permesso di diventare Giornalista Pubblicista.
Ho conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova con una tesi in Diritto Costituzionale Tributario.
Mi interesso di vino: amo i bianchi aromatici ma soprattutto le bollicine.

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