La Franciacorta è sicuramente la zona spumantistica per eccellenza, probabilmente quella che ha tracciato la strada produttiva e qualitativa dei metodo classico italiani. Poi c’è il Trentino, certo, con quella “bollicina di montagna” che, giustamente, tira da matti. Negli anni la Franciacorta ha riscosso grandissimi consensi, salvo poi farsi prendere la scia dai vicini di casa. Ma c’è una nuova “leva”, quella dei produttori che … Continua a leggere “La Fioca” firma il Franciacorta definitivo per sushi e aperitivi
La Valle d’Aosta, terra di montagne, di castelli, di natura. Di vino. Una settimana, quella vissuta fra Aosta, Courmayeur, Chatillon, Cervinia e Morgex che mi ha aperto gli occhi verso un nuovo modo di vedere le valli, le rocce, la viticoltura d’alta quota. Parto, come di consueto, di buon mattino, alle 5. Quattro ore di macchina in direzione Aosta, parcheggio della telecabina che porta a … Continua a leggere Valle d’Aosta, dai panorami del Lago Chamolé ai capolavori firmati Les Cretes. Giorno 1
Se c’è un vitigno fra quelli, per così dire, non convenzionali che mi ha convinto di più nella veste spumante è proprio il Verdicchio. Entrambe le espressioni assaggiate sinora – rigorosamente metodo classico – mi hanno entusiasmato senza “se” e senza “ma”. Verdicchio che, nelle Marche, sulle colline fra Jesi e Matelica, trova le caratteristiche pedoclimatiche migliori per dare origine a uve (e vini) pregevoli. … Continua a leggere Il Verdicchio metodo classico convince sempre di più: ecco Peter Luis, bollicina di casa Socci
Quando si arriva a San Pancrazio, l’aria profuma di domenica. La chiesa, le strade strette, la pietra dei casolari, il bar, il campo sportivo. E la cantina. Quella di Ugo Vezzoli riposa sotto un palazzo del Cinquecento che ricorda molto una domaine della Champagne. Lo facciamo notare anche al padrone di casa, Gian Battista Vezzoli, uomo semplice e garbato – nella vita si divide tra … Continua a leggere Ugo Vezzoli, quando il Franciacorta è fatto “a mano”
Uno spumante…vegano. È un’operazione commerciale, quella della Cantina di Aldeno, ma l’idea è sicuramente lungimirante, in un mercato che si sta avvicinando sempre di più ai consumatori che hanno intrapreso scelte alimentari – più o meno “integraliste” – o abbracciato nuove filosofie di vita. La realtà trentina, che raduna 370 soci in un bacino che comprende i territori di Roverè della Luna, Aldeno, Villa Lagarina, Isera, Volano, Nomi, Besenello, Calliano e Rovereto, ha infatti ottenuto la certificazione ICEA per una linea di vini Bio Vegan. Fra questi anche un Metodo Classico, il Trentodoc Altinate Blanc de Blanc, le cui uve provengono da un’unica particella (tutta coltivata a Chardonnay) della zona di Villamontagna, sulle colline di Trento. «L’idea del vino Bio Vegan nacque durante una cena vegana» racconta il Direttore della Cantina Walter Webber.
Walter Webber, Direttore della Cantina
«In quell’occasione, io che proprio vegano non sono, ebbi modo di discutere con la moglie dell’ex presidente del nostro sodalizio sul fatto che in cantina ci sono delle procedure che richiedono prodotti di origine animale. Da quello scambio opinioni venne l’idea di ottenere la certificazione Bio Vegan e la Cantina di Aldeno è stata proprio la prima in Italia ad averla ottenuta». Nello specifico, il vino vegano, nel processo di stabilizzazione, non viene “trattato” con proteine di origine animale, e lo stesso vale per la moltiplicazione dei lieviti, che avviene su substrati di origine vegetale. «Il vino è assolutamente uguale a quello “tradizionale”», sottolinea Webber. «Mettiamola così: è soltanto lavoro in più per l’enologo».Continua a leggere “Il primo spumante certificato Biovegan è trentino. Ecco l’ “Altinate Blanc de Blanc” della Cantina di Aldeno”