Fondazione Mach, dove il Trentodoc celebra la Riserva

Un sistema unico in Italia, dove cantina, didattica e ricerca convivono senza sovrapporsi. La produzione Trentodoc della Fondazione Edmund Mach non cerca competizione, ma rappresentazione: vini ben fatti, ben interpretati e profondamente legati al territorio

Nel cuore del Trentino, a San Michele all’Adige, nasce un modello unico nel panorama italiano. La cantina della Fondazione Edmund Mach è un laboratorio vivo, dove sapere e vino dialogano senza sovrapporsi, mantenendo ciascuno una propria identità.

Abbiamo intervistato Giuliano Tessari per capire come funziona questa realtà così particolare e quale sia il ruolo della cantina nel sistema complessivo.

«La Fondazione è strutturata su tre pilastri fondamentali», spiega Tessari. «Il CIT per la formazione, il CRI per la ricerca e la cantina. Si tratta di tre realtà distinte e autonome, che operano con competenze specifiche ma che allo stesso tempo dialogano in modo continuo, creando un sistema integrato in cui ciascun elemento contribuisce alla crescita complessiva del progetto».

Tre anime che non lavorano isolate, ma nemmeno sovrapposte. È proprio questo equilibrio a rappresentare la forza della Fondazione.

«Il CIT forma tecnici e futuri professionisti del settore vitivinicolo, il CRI sviluppa ricerca e innovazione a livello avanzato, mentre la cantina è una struttura produttiva a tutti gli effetti, composta da professionisti che operano con obiettivi qualitativi chiari e con una visione precisa, senza essere subordinati né alla didattica né alla ricerca».

Qui il vino diventa sintesi di competenze non una mera applicazione della teoria. La cantina mantiene una propria autonomia operativa e una propria identità produttiva ben definita. Tessari sottolinea: «La cantina non è un’estensione didattica o un luogo di sperimentazione pura, ma una realtà produttiva vera, con una squadra strutturata che lavora quotidianamente per ottenere vini di qualità, coerenti e rappresentativi del territorio trentino».

Il Trentodoc è il cuore della produzione Mach, ma il posizionamento è molto chiaro e volutamente non competitivo rispetto alle altre aziende del territorio.

«Non vogliamo essere concorrenti delle realtà private, perché oltre comunque a prestare servizi di consulenza abbiamo un ruolo differente: dobbiamo mantenere una forte componente rappresentativa e istituzionale, diventando un punto di riferimento tecnico e qualitativo per tutto il sistema trentino». Una scelta, questa, che racconta una visione precisa e che definisce anche lo stile produttivo della cantina. Rappresentare significa quindi fare sintesi tra territorio, metodo e conoscenza, restituendo un’immagine coerente del Trentodoc.

«Vogliamo dimostrare cosa può essere il Trentodoc quando tutte le competenze – dalla vigna alla cantina – lavorano in modo coordinato, con una visione condivisa e con l’obiettivo di valorizzare al massimo il territorio».

Il territorio trentino resta infatti il punto di partenza imprescindibile per ogni scelta produttiva.

«Il Trentino offre condizioni ideali per la produzione di basi spumante di grande qualità, grazie a un clima che garantisce freschezza, acidità e finezza aromatica, elementi fondamentali per il metodo classico. Lavoriamo con grande attenzione alla precisione e all’eleganza, cercando di valorizzare le caratteristiche naturali delle uve senza forzature stilistiche, mantenendo sempre una linea chiara e coerente». Anche i numeri riflettono questa impostazione, che privilegia qualità e funzione rappresentativa rispetto alla quantità. «Non puntiamo a grandi volumi produttivi, ma a una produzione che abbia senso all’interno del nostro contesto e che possa essere utile come riferimento tecnico per il territorio».

Il rapporto con formazione e ricerca resta comunque centrale, pur nella distinzione dei ruoli.

«La vicinanza con il mondo della ricerca e della formazione è un valore enorme, perché consente uno scambio continuo di conoscenze e aggiornamenti, pur mantenendo l’autonomia operativa della cantina».

Il Trentodoc Mach assume così un significato più ampio rispetto alla semplice etichetta.

«È un vino che rappresenta un metodo, una visione e un modo di interpretare la viticoltura trentina in chiave contemporanea, mantenendo sempre un forte legame con il territorio. Il nostro Trentodoc è l’espressione concreta di questa integrazione tra competenze diverse, unite da un obiettivo comune: valorizzare il territorio trentino in modo credibile e coerente».

La Fondazione Mach si conferma così un unicum nel panorama italiano.

Una cosa però è chiara nel calice: siamo di fronte a vini ben fatti, tecnicamente solidi e ben interpretati, capaci di restituire un’idea coerente e credibile di cosa possa essere oggi il Trentodoc in una dimensione istituzionale ma non fredda, anzi leggibile e concreta.

Mach Nuar Trentodoc Riserva Nature

Pinot Nero in purezza da alta quota, oltre 60 mesi sui lieviti e dosaggio zero. Colore intenso con riflessi ramati, bollicina cremosa. Naso complesso con crosta di pane, frutta secca, agrumi evoluti e richiami minerali. Bocca decisa, sapida, strutturata, con chiusura asciutta e rigorosa. È il volto più austero e verticale della gamma, dove il territorio emerge con precisione.

Mach Riserva del Fondatore Trentodoc

Metodo Classico da Chardonnay di collina e montagna, con oltre 60 mesi sui lieviti e dosaggio contenuto. Colore giallo paglierino con riflessi dorati, perlage finissimo. Naso tosto, complesso, ampio su fiori bianchi, croissant, frutta matura e spezie. Bocca cremosa e strutturata, con sviluppo lungo e avvolgente, muscoloso, sostenuto da freschezza e sapidità. Un Trentodoc che gioca sulla profondità e sulla materia.

Mach Rosé Trentodoc

Prevalenza di Pinot Nero con breve macerazione sulle bucce e affinamento sui lieviti di circa 36 mesi. Colore rosa salmone tenue, perlage fine. Profumi delicati di piccoli frutti rossi, rosa canina e agrumi. In bocca è equilibrato e scorrevole: rispetto agli altri due vini abbandona le note più muscolari e strutturate per abbracciare una dimensione di maggiore delicatezza, verticalità e finezza, con un finale teso, fresco e molto pulito.

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