Dalla ricerca alla formazione, passando per una viticoltura di montagna che esprime freschezza, eleganza e verticalità. Intervista a Patrick Ronzani, responsabile del team di ricerca dell’Institut Agricole Régional, per conoscere la storia e la filosofia di Monchoisi Extra Brut.
La Valle d’Aosta è una terra straordinariamente alpina, di roccia, di paesaggi spettacolari e una viticoltura che richiede passione, competenza ma soprattutto una buona dose di coraggio. Qui, dove la vite deve confrontarsi con condizioni climatiche particolari e altitudini importanti, nascono vini capaci di esprimere un’identità territoriale precisa e riconoscibile.
Tra questi c’è Monchoisi Extra Brut, un Metodo Classico prodotto dall’Institut Agricole Régional di Aosta, una realtà che rappresenta un interessante punto d’incontro tra formazione, ricerca scientifica e produzione vitivinicola. Ho avuto il piacere di approfondire questo progetto con Patrick Ronzani, responsabile del team di ricerca dell’Istituto e di degustare uno spumante che mi ha particolarmente colpito per la qualità della realizzazione, la verticalità e la sua spiccata impronta minerale.
Una bottiglia che racconta la montagna, ma soprattutto un progetto che merita di essere conoma soprattutto un progetto che merita di essere conosciuto.
Dottor Ronzani,partiamo dall’Institut Agricole Régional, una realtà piuttosto particolare nel panorama formativo italiano. Come è organizzata la scuola e in che modo riuscite a integrare l’attività didattica con la ricerca e la produzione vitivinicola?
«L’Institut Agricole Régional nasce nel 1951 come École Pratique d’Agriculture, sotto la gestione dei canonici della Casa Ospitaliera del Gran San Bernardo, per rispondere all’esigenza di una scuola professionale nel settore agrario. Nel 1982 assume l’attuale denominazione.Oggi proponiamo due percorsi formativi, tecnico e professionale, nei quali la preparazione teorica si integra strettamente con l’esperienza pratica. Nel settore viticolo, gli studenti seguono i diversi cicli vegetativi e le operazioni colturali della vite, dalla potatura alla scacchiatura e alla spollonatura, fino alla vendemmia. In cantina partecipano alle diverse fasi della trasformazione delle uve, dalla pigiadiraspatura fino all’imbottigliamento.
Questa integrazione tra didattica, ricerca e produzione è uno degli aspetti più importanti della nostra realtà: gli studenti hanno la possibilità di confrontarsi direttamente con il lavoro quotidiano, comprendendo come le scelte effettuate in vigneto si riflettano sul risultato finale nel bicchiere. Anche la ricerca si è evoluta nel tempo, seguendo le esigenze della viticoltura valdostana. Dopo una prima fase dedicata alla diffusione delle conoscenze necessarie per produrre vini di qualità, abbiamo lavorato alla riscoperta e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, come Fumin, Vuillermin e Bonda, attraverso studi e attività di selezione e caratterizzazione.

Negli anni più recenti, la ricerca si è concentrata sempre più sulle nuove sfide della viticoltura. Oggi una delle priorità è individuare soluzioni per affrontare il cambiamento climatico, sia in vigneto sia in cantina, preservando la qualità delle uve e l’identità dei nostri vini.
Attualmente gestiamo circa sette ettari di vigneto, distribuiti in quattro diverse parcelle, dai quali nascono circa 40.000 bottiglie e 17 etichette. Una produzione che rappresenta anche uno strumento concreto di formazione e sperimentazione».
Veniamo a Monchoisi. Come nasce l’idea di produrre un Metodo Classico in Valle d’Aosta e quale filosofia guida questo progetto?
«Monchoisi prende il nome dal toponimo di uno dei quattro vigneti gestiti dall’Institut Agricole Régional. Il progetto nasce alla fine degli anni Novanta, inizialmente con una microvinificazione di appena 120 litri. In quel periodo, in Italia si stava affermando sempre più l’interesse per i vini spumanti e abbiamo ritenuto importante introdurre anche questa tipologia nella nostra attività produttiva e didattica.
L’idea era quella di sperimentare e far conoscere ai nostri studenti la tecnica di produzione del Metodo Classico, confrontandosi con una lavorazione complessa, nella quale precisione, sensibilità ed esperienza sono fondamentali. Monchoisi nasce quindi da una vocazione didattica e sperimentale, ma anche dalla volontà di esplorare le potenzialità della viticoltura valdostana. Il progetto ci ha permesso di approfondire il comportamento delle uve del nostro territorio nella produzione di uno spumante, valorizzando caratteristiche come freschezza, acidità ed eleganza.
Da quella prima piccola vinificazione, Monchoisi è diventato un progetto che unisce ricerca, formazione e produzione, mantenendo un forte legame con il luogo da cui proviene».

Quanto conta il territorio nella definizione del carattere di Monchoisi? In particolare, in che modo l’altitudine, le escursioni termiche e le caratteristiche ambientali influenzano il profilo del vino?
«Il territorio è fondamentale. Le uve destinate a Monchoisi vengono coltivate a circa 900 metri di altitudine, una condizione che contribuisce a definire il carattere del vino. In un ambiente montano come quello valdostano, le condizioni climatiche e le escursioni termiche durante la maturazione possono favorire la conservazione dell’acidità e lo sviluppo di un profilo aromatico fresco ed elegante. Sono caratteristiche particolarmente importanti per la produzione di un Metodo Classico, nel quale equilibrio, freschezza e tensione gustativa svolgono un ruolo essenziale.
Nei nostri vini cerchiamo di valorizzare proprio questi elementi: la freschezza, la mineralità e la verticalità, intesa come capacità del vino di svilupparsi con slancio e precisione al palato. L’altitudine, naturalmente, non agisce da sola: il risultato nasce dall’interazione tra clima, suoli, vitigni e scelte agronomiche ed enologiche. Il nostro lavoro consiste nel comprendere e accompagnare questi fattori, cercando di preservare nel vino l’equilibrio e la personalità che caratterizzano il territorio».
Entriamo nel dettaglio della produzione. Quali vitigni compongono Monchoisi, quali sono le principali scelte di vinificazione e quanto dura l’affinamento sui lieviti?
«Monchoisi nasce da un assemblaggio di tre vitigni: 50% Pinot Nero, 30% Chardonnay e 20% Pinot Bianco. Una combinazione che ci permette di lavorare sull’equilibrio tra struttura, freschezza ed espressione aromatica. Dopo la pigiadiraspatura, le uve vengono pressate e selezioniamo esclusivamente la parte centrale del mosto, quella che riteniamo più adatta a ottenere un vino base equilibrato ed elegante.
Il mosto viene quindi sottoposto a flottazione e avviato alla fermentazione, condotta lentamente e con un controllo attento della temperatura e dell’ossigenazione. Dopo la presa di spuma, il vino affina sui lieviti per un periodo compreso tra i 30 e i 33 mesi. È una fase importante per lo sviluppo della complessità aromatica e per l’integrazione delle diverse componenti del vino.
La sboccatura e il dosaggio con la liqueur d’expédition vengono eseguiti manualmente nella nostra cantina. Monchoisi è un Extra Brut, una scelta che punta a mantenere il dosaggio contenuto e a lasciare spazio alla freschezza, alla precisione e alle caratteristiche delle uve di partenza.
Ogni fase, dalla selezione del mosto alla gestione dell’affinamento, è orientata a ottenere uno spumante che sappia coniugare complessità ed eleganza, senza perdere il legame con il territorio montano da cui proviene».
L’identità di Monchoisi: nessuna imitazione, soltanto Valle d’Aosta
In Italia abbiamo territori e denominazioni che hanno costruito una reputazione straordinaria nella produzione di Metodo Classico. Secondo Lei, quali caratteristiche rendono riconoscibile Monchoisi e cosa dovrebbe aspettarsi un appassionato che lo assaggia per la prima volta?
«L’identità di Monchoisi risiede soprattutto nel suo carattere montano: freschezza, verticalità ed eleganza sono gli elementi che cerchiamo di esprimere attraverso questo vino. Alla vista si presenta con un colore giallo paglierino dai riflessi ramati. Il bouquet è complesso ed elegante, con sentori di lievito, pane tostato e frutta secca. Il perlage è fine e persistente e accompagna un’espressione aromatica nella quale trovano spazio anche note fruttate e floreali. L’affinamento sui lieviti contribuisce alla complessità e alla finezza del profilo, mentre la freschezza tipica delle uve coltivate in ambiente montano sostiene la bevibilità e dona slancio al sorso. In un panorama come quello italiano, ricco di Metodo Classico di grande qualità e provenienti da territori molto diversi, non credo sia necessario cercare di imitare altri modelli.
La nostra ambizione è piuttosto raccontare la Valle d’Aosta attraverso un vino che ne esprima le caratteristiche ambientali e la personalità. Chi assaggia Monchoisi per la prima volta dovrebbe aspettarsi uno spumante elegante, fresco e persistente, nel quale la complessità dell’affinamento si integra con la tensione e la precisione del territorio montano».
Arriviamo finalmente al momento della degustazione.

Monchoisi Extra Brut è uno spumante di ottima fattura, capace di coniugare eleganza, precisione e una personalità gustativa ben definita. Un Metodo Classico che mi ha piacevolmente colpito, soprattutto per la sua verticalità e per una componente minerale che contribuisce a renderne particolarmente interessante la progressione al palato. Alla vista si presenta con un bel colore giallo paglierino, impreziosito da delicati riflessi ramati. Il perlage è fine e persistente, con una bollicina che appare elegante e ben integrata. Al naso il quadro aromatico è articolato e piacevolmente equilibrato. Emergono le note riconducibili all’affinamento sui lieviti, con richiami al pane tostato e alla frutta secca, accompagnate da sfumature fruttate e floreali che contribuiscono a mantenere il profilo fresco e armonioso.
Ma è soprattutto al palato che Monchoisi rivela la propria identità. Il sorso è verticale, teso, dinamico. La freschezza rappresenta la vera spina dorsale del vino, accompagnandone lo sviluppo con una progressione gustativa precisa e continua. L’acidità è ben presente, ma non risulta aggressiva: sostiene il sorso, gli conferisce slancio e contribuisce a una sensazione complessiva di grande pulizia.
Particolarmente interessante è la mineralità, percepibile soprattutto nella trama sapida e nella chiusura. Una sensazione che richiama il carattere austero della viticoltura di montagna e che regala al vino profondità, tensione e una piacevole persistenza. L’affinamento sui lieviti aggiunge complessità e una buona struttura, senza appesantire il profilo gustativo. Il risultato è uno spumante equilibrato, rigoroso, con una bollicina fine che accompagna il sorso e un dosaggio Extra Brut coerente con la volontà di valorizzare le caratteristiche delle uve.
Ho apprezzato soprattutto la capacità di Monchoisi di mantenere una notevole precisione espressiva, evitando eccessi di morbidezza o sensazioni troppo opulente. È un vino che privilegia la tensione, la freschezza e l’eleganza, lasciando emergere con chiarezza il proprio carattere. La persistenza finale è piacevole, sostenuta da una vena sapida che invita naturalmente a tornare al calice.
Un Metodo Classico convincente, ben realizzato e dotato di una personalità riconoscibile, che dimostra quanto la Valle d’Aosta possa offrire interpretazioni interessanti anche nel panorama delle bollicine italiane.
C’è infine un aspetto che rende Monchoisi particolarmente significativo e che va oltre la qualità del vino. Dietro questa bottiglia troviamo infatti un progetto che coinvolge formazione, ricerca e sperimentazione, offrendo agli studenti l’opportunità di confrontarsi direttamente con tutte le fasi della produzione vitivinicola. Un’esperienza preziosa, soprattutto in un momento storico nel quale il settore deve affrontare sfide sempre più complesse, a partire dal cambiamento climatico e dalla necessità di preservare l’identità dei territori.
Monchoisi rappresenta dunque una bella testimonianza di ciò che può nascere quando la conoscenza incontra la passione e la sperimentazione trova una propria espressione concreta nel bicchiere.
E la degustazione conferma la bontà di questo percorso.
