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«Trentodoc o Franciacorta? Tutte e due». Con Luca Gardini, campione del mondo sommelier, abbiamo parlato delle bollicine italiane.

942569_584847041533483_415554845_nLuca Gardini è un personaggio, c’è poco da fare. Conosce il vino come pochi altri al mondo, ma guai a parlargli di Barolo e Brunello sminuendo magari, dall’altra parte, Prosecco e Lambrusco. «Perché nel mondo del vino» dice, «si è persa un po’ la convivialità. Insomma, si tende a tenere poco i piedi per terra. Bisogna fare un passo indietro e ritrovare la semplicità, anche e soprattutto nella comunicazione». Non è più sommelier, lui che della categoria è stato Campione d’Europa e del Mondo nel 2010. Ha scelto infatti di raccontare il nettare di Bacco a modo suo, da ragazzotto romagnolo di Cervia, con una bella dose di competenza ed esperienza.

Con lui abbiamo parlato dei grandi spumanti italiani. Ecco l’intervista…

Luca Gardini, qual è la zona italiana più vocata per la produzione degli spumanti?

«Senza dubbio la Provincia di Trento e la Franciacorta. Sono le zone in cui, per territorio e tradizione, si producono le migliori bollicine italiane. Logicamente fra Trentodoc e Franciacorta ci sono delle differenze, che vanno spiegate al consumatore».

Vediamole, allora …

«Se si cercano finezza, freschezza, longevità e cremosità lo spumante migliore è il Trentodoc. Se invece si preferisce un vino verticale, teso, salato, meglio prendere un Franciacorta. Badate bene: sono vini che si possono confrontare, ma non si può stabilire se una denominazione sia migliore dell’altra».

 

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Il Giulio Ferrari

Fra le bollicine pop c’è il Prosecco, un vino che “divide” gli intenditori proprio perché molto conosciuto e prodotto in grandi quantità…

 

«Il Prosecco è una risorsa per il Veneto e per l’Italia, oltre ad essere un grande vino. Certo, bisogna stare attenti nella scelta. Ma sono dell’idea che vini come il Prosecco, o anche il Lambrusco, debbano essere soltanto valorizzati e comunicati nel modo giusto». 

Parliamo degli spumanti del momento, i Rosè. Sono più o meno versatili dei bianchi?

«Faccio una premessa: a mio parere non è una moda. Di Rosè, in Italia, si parla da almeno 15 anni.  Nel nostro paese, tuttavia,in pochi sanno interpretare bene il Rosè. In ogni caso, questa tipologia prodotta con un’alta percentuale di Pinot Nero, che conferisce corpo, penso abbia meno possibilità di abbinamento. Ma alla fine, come dico sempre, le bollicine sono i vini più versatili: dalla festa all’occasione importante, passando per l’aperitivo, c’è sempre un buon motivo per stappare».

 Ci sono tre etichette che si sentirebbe di consigliare?

«Il Giulio Ferrari (Trentodoc, ndr) è lo spumante italiano per eccellenza. Un vino che regge tranquillamente il confronto con i grandi champagne. Poi direi Cabochon di Monterossa e i Blanc de Blancs di Cavalleri (Franciacorta, ndr

fv

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Francesco Vigato Mostra tutti

Sono nato a Este, ridente cittadina della provincia di Padova, il 12 gennaio 1990.
Ex calciatore dilettante, mi sono avvicinato al mondo del giornalismo dopo gli esami di maturità. Dal 2009 collaboro con il Mattino di Padova, quotidiano che mi ha permesso di diventare Giornalista Pubblicista.
Ho conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova con una tesi in Diritto Costituzionale Tributario e attualmente svolgo il tirocinio forense in uno Studio Legale patavino.
Mi interesso di vino: amo i bianchi aromatici ma soprattutto le bollicine.

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