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Vinitaly 2018, tra volti noti e nuove scoperte. La nostra visita alla kermesse veronese

VERONA. Vinitaly è tutto il contrario di tutto. Una grande manifestazione ma anche un illustrissimo privé. Una fiera di respiro internazionale ma anche il regno della nicchia e dell’esclusivo. Ma si può comunque provare, nel marasma generale dei vip e dei negoziati politici, a far due parole con i produttori, magari conosciuti in precedenza, scoprire le etichette più o meno note o degustarne altre in anteprima. Ed è proprio quello che abbiamo fatto in occasione della 52^ edizione della kermesse, in un lunedì bello tosto per temperature e presenze.  IMG_9402 2

Gli assaggi. Si parte con l’ottimo Marzemino di Isera – tanto caro a Mozart – Etichetta Verde della Cantina di Isera con sentori di marasca e frutti di bosco e una nobile freschezza. Ben definito nell’annata 2015, un astro nascente la 2016. Le bollicine Trentodoc del sodalizio della Vallagarina diretto dall’enologo Massimo Tarter sono leggiadre e scattanti: il Brut (100% Chardonnay) ha un che di candito e una bella mineralità, mentre l’Extra Brut è dotato di eleganza e croccantezza. Passando al padiglione 4, c’è grande curiosità per la presentazione del nuovo Conegliano Valdobbiadene Docg di Conte Collato, Ponte Rosso Brut Nature (progetto curato dall’enologo Davide Zuccon), con un naso che richiama la rosa, il glicine e la pesca e un sorso ammiccante ed equilibrato.

Nel padiglione 8, area FIVI, troviamo invece Giorgio Santini di Broccanera, produttore di Arcevia (Ancona) già conosciuto per il suo Verdicchio dei Castelli di Jesi Metodo Classico Extra Brut: l’assaggio dalla magnum è (ancora una volta) convincente grazie a quelle note di frutta secca (mandorla in particolare), un tocco erbaceo e speziato. Nel Verdicchio Suprino si ritrova la finezza del biancospino, della menta selvatica oltre a una bella mineralità mentre in Cantaro escono gli agrumi e la mandorla, gli stessi che impreziosiscono Zirro, caratterizzato da una rotondità e da un trionfo di fiori. Una chicca, infine, il Verdicchio prodotto in anfora, goloso, quasi magnetico. Sempre nelle Marche, curiose sono le creazioni di Luca Cardinali delle Cantine del Cardinale: la Visciolata, una bevanda ottenuta dalle visciole, piccole ciliegie lasciate al sole e poi lavorate per un anno con i mosti di Montepulciano e Cabernet, perfetta come abbinamento al dolce o per un fine pasto chic; Ammalia e Giannìdistillati che portano il nome del padre e la madre di Luca (Amalia e Gianni), sono morbide e votate alla mandorla e all’amaretto. Un saluto agli altri amici Martino e Anna Tormena di Mongarda, oltre a Clementina Balter e poi ancora ancora in Veneto per conoscere i rossi di Firmino Miotti, vignaiolo di Breganze (Vicenza). Franca Miotti presenta Groppello, un rosso importante, intenso, ricco, tannico e leggermente speziato. Gruajo si fa apprezzare per l’immediatezza e il corpo asciutto, mentre il Breganze Rosso ha un ritorno di vaniglia e una grande persistenza. Invita ad una cena a base di baccalà, infine, il 100% Vespaiolo “col fondo” Strada Riela, dotato di una freschezza acida invidiabile. In Valle d’Aosta andiamo a conoscere i fermi di Les Crêtes: Petite Arvine, dall’omonimo vitigno autoctono, è inebriante e sapido mentre Fumin è ricco, ampio con un bel richiamo al tabacco e alla vaniglia. Si ritorna in Trentino per fare due chiacchiere le sorelle Pedrini dell’Azienda Agricola Pravis: Giulia ed Erika sono autentici vulcani nel declamare il Nosiola Le Frateleggero nei suoi richiami alla frutta selvatica,per non parlare del Sauvignon Teramara, pulito e accomodante. Preciso e ben fatto è pure il Metodo Classico Naran Johanniter. Restando sulle bollicine, è una bella conferma ad alti livelli Villa Corniole con Salisa (dedicato a Sara, Linda e Sabina Pellegrini, figlie dei titolari Onorio e Maddalena), Brut vibrante e rigoroso. Moser ha nel Brut Nature 2012 il degno successore del già apprezzatissimo 2011, esordio coi fiocchi nel mondo dei Trentodoc non dosati. Da Letrari, Lucia fa gli onori di casa con il Trentodoc Quore, brillante e vivace, la Riserva del Fondatore regale e ricca di sentori erbacei, aromatici e di frutta matura e il Dosaggio Zero, coerente con la sua vena decisa.   Pojer e Sandri hanno trovato in Zero Infinito, metodo ancestrale, un inno alla bevibilità. Pedrotti, invece, ha tracciato la rotta del Trentodoc per tutte le occasioni con Bouquet mentre Cantine Monfort non può fare altro che godersi una Riserva 2012 improntata su una bella struttura sapida e un Blanc de Sers perfetto per un aperitivo disimpegnato ma  elegante.

Francesco Vigato

 

Francesco Vigato Mostra tutti

Sono nato a Este, ridente cittadina della provincia di Padova, il 12 gennaio 1990.
Ex calciatore dilettante, mi sono avvicinato al mondo del giornalismo dopo gli esami di maturità. Dal 2009 collaboro con il Mattino di Padova, quotidiano che mi ha permesso di diventare Giornalista Pubblicista.
Ho conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova con una tesi in Diritto Costituzionale Tributario e attualmente svolgo il tirocinio forense in uno Studio Legale patavino.
Mi interesso di vino: amo i bianchi aromatici ma soprattutto le bollicine.

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