Vivere in Veneto significa avere le bollicine praticamente sulla porta di casa.
Qui, Ça va sans dir, regna il Prosecco, nelle sue diverse declinazioni, dal DOC al Conegliano Valdobbiadene DOCG fino all’Asolo DOCG. E quando si entra nel mondo del Metodo Classico, anche solo per una questione di vicinanza geografica, lo sguardo corre facilmente verso il Trentodoc o la Franciacorta con qualche sortita verso la Champagne.
Il vero peccato, semmai, è proprio avere accesso a una scelta più limitata di Alta Langa, perché quando si comincia ad approfondire questa denominazione si scoprono Metodo Classico con un carattere piuttosto riconoscibile.
Negli ultimi anni ne ho assaggiati diversi e, bottiglia dopo bottiglia, ho trovato un filo conduttore che ritorna spesso: la potenza.
Sono spumanti che hanno spalle, materia, profondità. Bollicine che spesso chiedono il bicchiere ampio e soprattutto la tavola.
Una caratteristica che ritrovo chiaramente nel Ginevra Alta Langa DOCG Brut Nature 2021 di Isolabella della Croce.

Siamo a Loazzolo, nella Langa Astigiana, dove Isolabella della Croce sorge all’interno di un anfiteatro naturale tra i 500 e i 550 metri di altitudine. I vigneti si arrampicano su pendii che possono sfiorare l’80% di pendenza, con notti fresche, giornate ventilate e forti escursioni termiche. I terreni sono calcareo-marnosi.
Prima di arrivare al vino vale però la pena soffermarsi sull’azienda. La storia della famiglia Isolabella è legata da tempo al mondo del vino e dei distillati, mentre l’attuale realtà di Loazzolo ha trovato in queste colline un luogo particolarmente adatto a una viticoltura di alta quota.

Qui il Pinot Nero occupa un posto importante nel lavoro della cantina, con parcelle che per esposizione, altitudine ed età delle vigne permettono interpretazioni differenti di questo vitigno.
Ed è proprio in questo contesto che nasce Ginevra.

Il nome è quello della più giovane componente della famiglia Isolabella della Croce, alla quale è dedicata questa cuvée.
L’assemblaggio è composto per il 75% da Chardonnay e per il 25% da Pinot Nero, provenienti da vigneti posti ad almeno 450 metri di altitudine, con esposizioni a est e ovest e terreni calcareo-marnosi.
La raccolta è manuale, seguita da pressatura soffice e fermentazione in acciaio a temperatura controllata.
Non viene svolta la fermentazione malolattica. Dopo il tiraggio comincia il lungo affinamento in bottiglia, con una permanenza minima di 40 mesi sui lieviti.
Al momento della sboccatura le bottiglie vengono ricolmate con lo stesso vino, senza aggiunta di zucchero.

Siamo quindi davanti a un vero Brut Nature, o Pas Dosé. Nel mio bicchiere è arrivato il millesimo 2021
E qui torno esattamente al punto dal quale ero partito, la potenza.
Ginevra è uno spumante che si fa sentire. Ha volume, cremosità e una presenza al palato importante. Il colore è un giallo dorato intenso, attraversato da un perlage fine e persistente. Al naso troviamo la mela, le note di pane e quella componente evolutiva che ci si aspetta da un Metodo Classico con una lunga permanenza sui lieviti. In bocca, però, Ginevra mostra la sua parte più interessante perché la potenza trova un contrappeso fondamentale.
Il limone.
È probabilmente la nota che più mi ha colpito durante l’assaggio.
Una sensazione limonosa netta, fresca, quasi luminosa, che attraversa il vino e gli impedisce di diventare pesante.

Ed è proprio lì, secondo me, che si trova la chiave di Ginevra.
La potenza è sostenuta dalla freschezza.
Quella componente citrina entra nel sorso, alleggerisce la cremosità e dà slancio a tutta la struttura. Gli dà soprattutto luce. Il risultato è un Metodo Classico asciutto, deciso, gastronomico.
E qui ritorno alla mia esperienza con l’Alta Langa.
Più bottiglie assaggio e più ritrovo quella sensazione di potenza e profondità che per me sta diventando uno dei tratti più riconoscibili di questi spumanti.
Mi piacerebbe però avere più occasioni per mettere nel bicchiere Alta Langa di produttori diversi, perché la sensazione è che ci sia ancora parecchio da scoprire.
Complimenti a Isolabella della Croce. L’Alta Langa, qui, ha un grande interprete!
