Ci sono territori e paesi che hanno bisogno di essere spiegati attraverso arzigogolati storytelling e altri che, quando si incontrano il vitigno giusto e le persone capaci di interpretarli, finiscono per parlare attraverso il vino. Pressano appartiene decisamente alla seconda categoria.
Siamo sulle colline sopra Lavis, in Trentino, in un luogo dove lo Chardonnay ha trovato da tempo una delle sue case più interessanti. È qui, tra i 350 e i 480 metri di altitudine, che si trova Maso Grener, l’azienda di Fausto e Cinzia Peratoner e il luogo dove nasce “Soel”, Metodo Classico che mi ha incuriosito proprio per la volontà dei produttori di presentarlo prima di tutto come un vino di Pressano.
Fausto e Cinzia arrivano al Maso dopo oltre trent’anni di esperienze maturate nel mondo del vino. Una storia, quindi, che non nasce dall’improvvisazione o dalle mode. Anzi, dietro Maso Grener c’è un lungo percorso professionale e soprattutto una precisa idea di vino, quella di partire dalla vigna e cercare di trasferire nel bicchiere ciò che rende riconoscibile questo piccolo pezzo di Trentino.

E per capire Soel bisogna partire proprio da qui.
Le colline di Pressano hanno una caratteristica interessante: in uno spazio relativamente ristretto convivono terreni molto diversi. Ci sono le celebri terre bianche di origine dolomitica e le terre rosse di origine scistosa. A questo si aggiunge la ventilazione dell’Ora del Garda, presenza storicamente importante per queste colline.
Ho chiesto proprio a Fausto Peratoner perché abbiano scelto di definire SOEL “un vino di Pressano” prima ancora che un Metodo Classico. Ecco la sua risposta:
«Le colline di Pressano sono caratterizzate da suoli diversificati, dalle terre bianche di origine dolomitica alle terre rosse di origine scistosa, e dalla presenza costante dell’Ora del Garda. Una volta si diceva che nasceva sul Garda e moriva a Pressano. Ora, per i cambiamenti climatici, non è più così. Grazie all’adattamento dello Chardonnay a questo luogo, il Genius Loci, nel tempo è emerso un carattere che noi vignaioli per semplicità definiamo “Pressaner”: un insieme di sapidità, concentrazione e bevibilità che si esprimono nelle uve e conseguentemente nelle diverse tipologie dei vini prodotti».
È una definizione che mi piace perché evita di ridurre tutto a una singola caratteristica. Il carattere di Pressano sta proprio nell’equilibrio fra concentrazione e freschezza, maturità e tensione. Ed è una chiave di lettura che ritroveremo chiaramente anche in Soel.

A Pressano, infatti, lo Chardonnay ha trovato condizioni particolarmente favorevoli. I vigneti di Maso Grener si trovano tra i 350 e i 480 metri e sono esposti prevalentemente a sud-ovest, condizione che permette alle uve di raggiungere una buona maturazione. Sotto i vigneti c’è però un altro elemento fondamentale, spiegato in maniera magistrale da Peratoner.
«Per la maggior parte le radici affondano nella terra “bianca”, con matrice calcarea e con un franco di circa un metro, al di sotto del quale troviamo lo strato di roccia dolomitica che noi chiamiamo Pletter e che garantisce alle radici freschezza e umidità anche nelle annate più asciutte. L’esposizione dei vigneti è a sud-ovest e questo garantisce sempre una buona maturazione. La presenza poi di vigne “vecchie”, dal 1978 in avanti, permette di avere una costanza nel profilo aromatico delle uve e dei vini».
Questo passaggio aiuta molto a capire il vino.
Perché se dovessi scegliere due parole per raccontare Soel dopo averlo degustato, probabilmente sceglierei verticale e deciso. C’è materia, c’è volume, c’è una componente più morbida e cremosa. Ma sotto questa rotondità rimane sempre una spina dorsale molto netta, che accompagna il vino dall’ingresso fino alla chiusura.
C’è poi una scelta tecnica interessante. Soel nasce come “Nature” (con 40 mesi di affinamento sui lieviti) e alla sboccatura Maso Grener utilizza, per colmare la bottiglia, Chardonnay affinato in rovere proveniente anche da annate differenti.
Una scelta che potrebbe sembrare un dettaglio, ma che racconta molto bene l’idea con cui viene costruito questo Metodo Classico.
«Fin dall’inizio, vista la particolarità dei suoli e delle uve di Pressano, avevamo pensato di produrre un Trentodoc Nature senza nessuna aggiunta alla sboccatura, a parte la copertura di solfiti necessaria per garantirne lo sviluppo nel tempo. Al fine di colmare la bottiglia abbiamo pensato di utilizzare lo stesso vino Chardonnay di annate anche diverse, per una questione logistica, e conservato in una barrique di rovere. Questa aggiunta non va così a modificare il profilo dello Chardonnay di base e allo stesso tempo aggiunge un po’ di concentrazione».
È un particolare che ritrovo anche nel bicchiere. Soel mantiene un’identità molto chiara, ma non rinuncia alla consistenza. Forse la frase più interessante della mia chiacchierata con Fausto Peratoner arriva quando parliamo del modo in cui oggi viene raccontato il Metodo Classico.
Prestigio, lusso, esclusività sono parole entrate con una certa frequenza nel linguaggio delle bollicine. Maso Grener ha scelto una strada differente.

«Siamo gli ultimi arrivati! E già questo rende più difficile comunicare. Ma io ho avuto la fortuna, nelle mie esperienze precedenti – siamo arrivati a Maso Grener con Cinzia dopo un percorso di oltre trent’anni fatto in altre cantine – e anche a Maso Grener, di comprendere e di desiderare di far comprendere che SOEL è uno Chardonnay di Pressano con le bolle!».
Una frase semplicissima, probabilmente la migliore possibile per spiegare questo vino. Peratoner aggiunge poi una riflessione che va oltre Soel e riguarda l’intero Trentino:
«Lo sviluppo del Trentodoc – ho avuto anche l’onore di presiedere il Consorzio – è senz’altro un fatto positivo per il Trentino e oggi vede coinvolti e impegnati sia le grandi aziende storiche che i vignaioli. Il Trentino, e Pressano in modo particolare, è sempre stato una terra vocata alla produzione di Chardonnay con espressioni molto interessanti nella tipologia dei vini fermi, proprio grazie alle potenzialità intrinseche nel legame zona, clima e uomo, il Genius Loci».
E qui arriva un’osservazione che condivido. Il grande successo del Metodo Classico trentino rischia qualche volta di mettere in secondo piano ciò che c’era prima e che continua a esserci: lo Chardonnay come vino, prima ancora dello Chardonnay come base spumante.
«Negli ultimi anni si parla quasi solo dello Chardonnay spumantizzato, come se le altre tipologie fossero scomparse o come se non ci fosse più uno Chardonnay fermo che riesca ad emozionare e far parlare di territorio, vigne, uomini e donne proprio come per il Trentodoc».
Arriviamo finalmente al bicchiere.
Soel è uno di quei Metodo Classico nei quali preferisco soffermarmi sulla sensazione complessiva più che andare alla ricerca di una lunga sequenza di descrittori. La prima cosa che mi ha colpito è la decisione della bollicina. È presente, incisiva, continua. Si avverte chiaramente e dà ritmo al sorso, ma non diventa mai aggressiva. Anzi, è proprio questa energia a evitare che la parte più morbida del vino prenda il sopravvento. Perché Soel ha anche una bella rotondità.
Emergono note burrose, cremose, una sensazione avvolgente che porta il vino verso una dimensione più ricca e profonda. Ma proprio quando sembra prendere quella direzione arriva la tensione dello Chardonnay di Pressano. Ed è qui che, secondo me, questo spumante trova la propria cifra. Verticale. Deciso. Teso. Sapido. Cremoso. Incisivo.
Potrei continuare con gli aggettivi e probabilmente finirei anche per ripetermi, perché è un vino che gioca continuamente fra queste due anime. Da una parte la rotondità, la concentrazione e quella piacevole nota burrosa; dall’altra una bollicina energica e una freschezza che rimettono immediatamente il sorso in movimento.
Non è un Metodo Classico costruito semplicemente sulla finezza. Ha carattere. Entra deciso, occupa il palato e poi si sviluppa in verticale, con una bella persistenza e soprattutto con quella sapidità di cui parlava Peratoner descrivendo il carattere “Pressaner”.
E alla fine torno proprio alle sue parole.
SOEL è uno Chardonnay di Pressano con le bolle.
Dopo averlo assaggiato credo sia quella giusta. Perché prima della tecnica, prima del Metodo Classico e prima ancora della denominazione, in questo bicchiere si riconoscono lo Chardonnay, le terre bianche, la roccia dolomitica, le vecchie vigne e il carattere di Pressano.
