C’è un Alto Adige delle bollicine che rimane ancora tutto da scoprire. Piccolo nei numeri, inevitabilmente oscurato da territori italiani che hanno costruito sul Metodo Classico una parte importante della propria identità, ma estremamente interessante per condizioni climatiche e varietali. E la Bassa Atesina, dove convivono altitudini, esposizioni e microclimi molto differenti e dove Pinot Nero e Chardonnay hanno trovato da tempo una casa particolarmente felice, è probabilmente uno dei luoghi da osservare con maggiore attenzione.
È qui che nasce Intanto, l’Alto Adige Spumante DOC di Castelfeder, cantina della famiglia Giovanett che da oltre cinquant’anni interpreta questo lembo meridionale dell’Alto Adige. Una storia cominciata nel 1969 e arrivata oggi alla terza generazione, con una particolare attenzione proprio alla grande famiglia delle varietà borgognone.”Intanto” rappresenta quindi qualcosa di più di una nuova etichetta. Si tratta di un esercizio di stile attraverso il quale Castelfeder prova a capire quale possa essere la propria strada nel Metodo Classico. Che, beninteso, vi anticipo già essere (a mio parere) quella giusta.
Il progetto parte da vigneti selezionati della Bassa Atesina e da una vinificazione pensata per tenere insieme due anime. Una parte del vino base matura in acciaio, l’altra in legno. «L’acciaio ci permette di preservare il carattere più diretto e verticale del vino, mentre il legno aggiunge struttura, profondità e una componente più evoluta», spiega Ines Giovanett, direttrice vendite e terza generazione Castelfeder. Con una regola precisa: «Il legno deve rimanere uno strumento di vinificazione, non diventare protagonista».
Poi il tempo: 48 mesi sui lieviti e, alla sboccatura, nessun dosaggio. Pas Dosé. Una scelta che porta Intanto verso uno stile asciutto e gastronomico. «I 48 mesi permettono al vino di acquisire complessità, cremosità e profondità, mantenendo allo stesso tempo una bella energia. Vogliamo un vino molto puro, diretto e senza sovrastrutture».
Parole che trovano una corrispondenza piuttosto precisa all’assaggio.
Perché Intanto è davvero un grande spumante. La prima sensazione è quella della vitalità: entra diretto, vibrante, con una freschezza netta, senza però cadere nell’eccesso di rigidità che talvolta accompagna i Pas Dosé. È qui che arriva forse la sua caratteristica più interessante: Intanto è smooth. Scorrevole, cremoso, quasi levigato nella trama, ma allo stesso tempo profondo. Il frutto – mela, pesca e una componente agrumata – resta nitido, mentre il lungo affinamento porta complessità e una maggiore larghezza al sorso. Il perlage è fine, la progressione continua. C’è materia, ma non pesantezza; c’è tensione, senza spigoli. E soprattutto c’è quella combinazione fra energia e profondità che consente al vino di andare ben oltre il ruolo di semplice bollicina da aperitivo.

La stessa Castelfeder lo immagina a tavola, con primi di pesce, crostacei e carni bianche. Del resto è proprio l’assenza di dosaggio, secondo Giovanett, a renderlo «secco, verticale e gastronomico», lasciandogli grande libertà negli abbinamenti. E forse Intanto diventa interessante anche per quello che racconta oltre la bottiglia. La Bassa Atesina è un mosaico viticolo nel quale le differenze di quota, suolo e microclima consentono di lavorare numerose varietà. Castelfeder ha costruito negli anni un rapporto particolarmente stretto con Chardonnay e Pinot Nero, arrivando per quest’ultimo a distinguere e vinificare separatamente zone come Mazon, Glen e Buchholz.Portare questa sensibilità nel Metodo Classico appare quindi un passaggio naturale.
«L’Alto Adige è una nicchia nella spumantistica e per noi come Castelfeder, avendo prodotto poche annate, è ancora tutto da scoprire», racconta Giovanett. Ma una direzione esiste già: «Cerchiamo di valorizzare ciò che l’Alto Adige sa fare particolarmente bene: freschezza, precisione, eleganza».
Tre parole che, dopo aver assaggiato Intanto, sembrano una dichiarazione d’intenti particolarmente centrata. Se questa è la strada scelta da Castelfeder, vale decisamente la pena seguirne l’evoluzione.



