
Pazienza, competenza, visione precisa ma, soprattutto, volontà di valorizzare il territorio in cui è nata. Tenuta di Tavignano, azienda marchigiana, riassume sicuramente tutte queste caratteristiche. La sua storia prende il via nel 1973, quando Stefano Aymerich di Laconi, appartenente a un’antica famiglia sardo-spagnola, e la moglie Beatrice Lucangeli acquistano una tenuta immersa nelle colline di Cingoli, il celebre “Balcone delle Marche”. Un luogo privilegiato, affacciato da un lato verso il Monte San Vicino e dall’altro verso il mare Adriatico e il Conero, dove altitudine, ventilazione costante, escursioni termiche e terreni marnoso-calcarei offrono condizioni ideali per una viticoltura di qualità.
Negli anni Novanta arriva la svolta. In un periodo in cui molti produttori guardavano ai vitigni internazionali, la famiglia sceglie di investire con convinzione sul Verdicchio, intuendone le straordinarie potenzialità qualitative e di invecchiamento. Una scelta che negli anni si è rivelata vincente e che oggi continua sotto la guida di Ondine de la Feld, nipote dei fondatori, alla testa dell’azienda dal 2021. Tutti i vigneti sono certificati biologici e ogni scelta agronomica punta a preservare l’identità di un territorio unico.

Questa filosofia emerge con forza anche nel Metodo Classico Dosaggio Zero, una delle etichette più affascinanti della produzione aziendale. È uno spumante che nasce esclusivamente da uve Verdicchio e che segue una logica ben precisa: non viene prodotto ogni anno, ma soltanto quando la vendemmia offre le caratteristiche necessarie per affrontare un lungo affinamento sui lieviti e dare vita a un vino capace di rappresentare al meglio il carattere dell’annata. Non è quindi il vino ad adattarsi a un protocollo prestabilito, ma è il progetto produttivo a modellarsi sulle caratteristiche del millesimo.
Lo dimostrano le tre edizioni finora realizzate. Il millesimo 2015 è rimasto 36 mesi sui lieviti ed è stato prodotto in appena 954 bottiglie. La vendemmia 2019 ha richiesto addirittura 48 mesi di affinamento, dando vita a 2.477 bottiglie, mentre il più recente 2023, già molto promettente, è stato affinato 24 mesi con una produzione di 1.958 bottiglie. Numeri contenuti e tempi differenti raccontano meglio di qualsiasi slogan la volontà della cantina di mettere al centro il vino e non la standardizzazione.
Nel calice il Dosaggio Zero si presenta con un perlage finissimo. L’impatto olfattivo è quello che conquista maggiormente. Accanto alle inevitabili note di panificazione, tipiche della lunga permanenza sui lieviti, emerge un profilo aromatico decisamente originale, nel quale il Verdicchio conserva tutta la propria identità. Spiccano infatti eleganti sensazioni balsamiche e vegetali, richiami alle erbe aromatiche mediterranee, sfumature agrumate e una raffinata impronta minerale che dona profondità al bouquet. È un vino che cambia nel bicchiere minuto dopo minuto, regalando sempre nuove sfaccettature.

L’assaggio conferma le ottime impressioni. Il sorso è preciso, verticale, teso, sostenuto da una bollicina finissima che accompagna senza mai sovrastare il vino. La freschezza è viva, la sapidità accompagna tutta la progressione gustativa e il finale, lungo e pulito, si chiude con quella tipica sfumatura di mandorla che rappresenta uno dei tratti distintivi del Verdicchio. Tutto appare perfettamente equilibrato, senza eccessi, con una beva che invita continuamente al sorso successivo.
Ciò che convince maggiormente è la capacità di questo Metodo Classico di valorizzare il vitigno senza snaturarlo. Non cerca di imitare altri territori o altri modelli produttivi, ma racconta con autenticità il Verdicchio e le colline marchigiane da cui nasce. È uno spumante impeccabile, intrigante dal punto di vista aromatico e capace di dimostrare come il Verdicchio possa esprimersi ad altissimi livelli anche attraverso il Metodo Classico.
Una bottiglia che rappresenta una splendida interpretazione del territorio e che conferma ancora una volta come, quando competenza, pazienza e identità si incontrano, possano nascere bollicine di assoluto valore. Per chi ama uscire dai percorsi più battuti e scoprire vini che raccontano davvero un luogo, questo Dosaggio Zero di Tenuta di Tavignano è un assaggio che merita decisamente attenzione.
Promosso!
