Michele Sartori, il lusso della semplicità “trentodocchista”

Chi bazzica su vitacalciobollicine.com conosce bene il mantra “il vino buono è quello che finisce”. Nulla di nuovo eh, ma parliamo di un aspetto che spesso e volentieri, nel nome di facili snobismi, viene sottovalutato.

Sovente, nel (pur) meraviglioso panorama enoico, “semplice” viene considerato un sinonimo di “banale”, di “scontato”. Eppure la bottiglia semplice, come dicevamo, è quella che viene stappata, goduta, finita. Così come finiscono quelle bottiglie considerate (giustamente) di lusso, che pur vantando affinamenti stratosferici, la selezione sopraffina delle uve, l’elaborazione oculata delle cuvee, entrano nel mito non per una sorta di timore reverenziale del degustatore bensì per una prontezza di beva strabiliante. Tre esempi? “A mio calice”, Giulio Ferrari, Letrari 976 Riserva del Fondatore e Cuvee dell’Abate di Abate Nero.

È riuscito nell’intento di offrire un Trentodoc di facile beva Michele Sartori, vignaiolo del Colle di Tenna, località in cui le pendenze avevano fatto desistere dalla coltivazione della vite.

Grazie ad uno speciale progetto di recupero, sui monti che guardano il Lago di Caldonazzo è rinata la viticoltura, che guarda alla valorizzazione di Chardonnay, Pinot Nero, Riesling Renano a seconda dell’esposizione, della tipologia di terreno e dei venti. 

Le uve destinate alla produzione della base spumante per l’Extra Brut di Michele Sartori vengono allevate a Maso Serafini (“Fratte” e “Pianari), nella parte sommitale del Colle di Tenna, e a 450 metri sul livello del mare su frazionamenti, chiamati “Fontanaze” (rivoli d’acqua che affiorano in superficie permettendo di mantenere il terreno umido), recentemente oggetto di una profonda ed eroica bonifica. Il resto lo mette la brezza del Lago di Caldonazzo, che permette di mantenere sani acini e grappoli d’uva. 

L’assaggio. 100% Chardonnay, più di 30 mesi sui lieviti, 25 nella versione d’anteprima assaggiata, l’Extra Brut di Michele Sartori colpisce per il naso equilibrato, incentrato sulle note che ricordano il croissant e la frutta a polpa bianca. In bocca è fresco, agile, composto e dimostra di essere un Trentodoc dove all’attenzione in vigna è stata associata un egregio lavoro dal punto di vista enologico, limitando il dosaggio alla firma aziendale. Gli abbinamenti gastronomici sono infiniti. Viene da dire: cicchetto veneziano, calice a tulipano e Michele Sartori Extra Brut!

Voto VCB: 8,5/10

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