Il mondo del vino è così: si conoscono produttori, si assaggiano etichette celebri, di nicchia o addirittura sconosciute. Si studia, si capisce, si arricchisce il proprio bagaglio culturale. E non potrebbe essere altrimenti, visto che in una bottiglia non c’è soltanto il risultato di una fermentazione alcolica ma anni di lavoro, di studio e di passione. Continua a leggere “VISITE e INCONTRI/ Ecco Marco Tonini, produttore di Trentodoc a Isera (TN)”
Non c’è che dire: il Valdobbiadene Docg sta vivendo una seconda giovinezza.
Un po’ perché, grazie all’attenzione riposta dai consumatori e dagli addetti ai lavori nei confronti della denominazione (o, più in generale, nel “mondo Prosecco”, quello buono però!), i produttori si stanno spingendo verso la ricerca di spumanti fortemente identificativi e, dall’altro lato, perché la scelta di puntare su etichette con residui zuccherini più bassi (inferiori dunque agli 8 g/l) ha permesso di evidenziare ed esaltare la poliedricità del Prosecco Superiore, complice anche – inutile negarlo – un mercato che richiede bollicine più “secche” rispetto al (recente) passato.
Ecco perché sta diventando sempre più facile trovare Valdobbiadene nella tipologia “Brut” se non addirittura “Brut Nature” (residuo zuccherino pari a 0 g/l), soprattutto per quanto concerne i “cru” aziendali.
Siamo nella zona di Asolo, uno dei borghi più belli d’Italia. E non solo: la cittadina trevigiana fa da cornice ad un’area di produzione vinicola di valore assoluto che va dai Colli Asolani al Montello, passando per i centri di Nervesa della Battaglia e Fonte.
Che bello! La mia paginetta Vita, calcio e bollicine, nata per condividere con voi un po’ di esperienze nel mondo del vino, ha raggiunto un primo piccolo-grande traguardo. Naturalmente ringrazio tutti i vignaioli, gli enologi e e gli altri addetti ai lavori che hanno dato la disponibilità per le interviste e pure chi, in futuro, vorrà farsi una chiacchierata sul mondo delle bollicine (e non … Continua a leggere 400 VOLTE GRAZIE!
In effetti, l’Azienda Agricola Pravis ha abbracciato da pochissimo il sodalizio delle bollicine di montagna, facendosi però conoscere con un prodotto insolito per la denominazione, un Metodo Classico ottenuto da uve Pinot Nero (al 100%) vinificate in bianco. Gli amici francesi lo chiamerebbero Blanc de Noir, a Lasino – nella Valle dei Laghi – si è optato invece per “Blau Dorè”, unione perfetta fra i modi teutonici (Blauburgunder) e transalpini (Plant Dorè) di denominare il nobile vitigno a bacca rossa.
I banchetti sono ben apparecchiati. Tutti uguali, precisi, quasi delle bomboniere vinicole. Ogni produttore ha poi la libertà di disporre come vuole le bottiglie e può anche scegliere come valorizzare questa o quella etichetta, magari affiancandoci un album di foto raffiguranti i luoghi simbolo della propria denominazione o un semplice depliant aziendale. Alle 12 del sabato, giorno di apertura del Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI c’è già la fila per i carrelli. Ma c’è spazio per tutti nel grande padiglione di Piacenza Expo: per i 501 espositori, per gli addetti ai lavori, per l‘esercito dei calici pronti a degustare. E c’è anche uno spirito di grande amicizia che difficilmente si incontra nelle altre kermesse dedicate al vino. Fra le corsie, infatti, è difficile trovare un produttore che non abbia voglia di spiegare il metodo di produzione dell’etichetta “di punta”, raccontare le difficoltà del lavoro in vigna o condividere un resoconto dell’ultima vendemmia.
Insomma, c’è (ovviamente, verrebbe da dire) tanto da bere. E ci sono pochi lustrini. Tanta storia e un po’ meno merchandising. Perché così deve essere un evento legato al nettare di bacco. Così e nient’altro. Con il territorio e il lavoro in vigna al centro di tutto, oltre ad una buona dose – lo ripeteremo sempre – di convivialità.
Alfio Garzetti è un vulcano. Un vulcano d’orgoglio, verrebbe da dire, soprattutto quando
Alfio Garzetti
parla della sua terra, la Val di Cembra, considerata una sorta di giardino dell’Eden delle bollicine.
E non solo: il co-patron (insieme a Bruno Zanotelli)di Opera Vitivinicola illustra le etichette del sodalizio di Giovo (frazione di Verla, piccolo comune della Provincia di Trento) con la soddisfazione di chi è cosciente di aver realizzato prodotti di pregio, «tutti spumanti, perché in questo fantastico mondo ci vuole anche un po’ di specializzazione», le sue parole.
Vigneti in Val di Cembra
La Val di Cembra, dicevamo: una striscia di terra che abbraccia le Dolomiti di Fiemme, fra piccoli centri abitati e meravigliosi pendii. «Una zona perfetta», spiega Alfio Garzetti. «in cui le caratteristiche pedoclimatiche possono considerarsi uniche per la produzione di champenoise. C’è una forte escursione termica, anche 15-16 gradi fra giorno e notte, che permette di raggiungere un’acidità perfetta delle uve. Altra caratteristica è l’altitudine, con vigneti terrazzati fra i 500 e i 700 metri e un’esposizione da est a ovest che regala la luce solare agli acini per tutto l’arco della giornata. Qui, infatti, si vendemmia a settembre, mica a fine luglio come in altre zone spumantistiche!». La conformazione del terreno è la ciliegina sulla torta: «Porfido e pietra lavica», prosegue lo spumantista Garzetti, «conferiscono mineralità ed elementi sapidi unici alle basi spumante. Proprio per questo la Val di Cembra è probabilmente la zona più vocata a livello italiano. Un terroir fantastico».