Blau Dorè, il fascino dell’esordio. Le bollicine dell’Azienda Agricola Pravis raccontate da Erika Pedrini

Potremmo definirlo una new entry del Trentodoc.

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I fondatori dell’Azienda Agricola Pravis

In effetti, l’Azienda Agricola Pravis ha abbracciato da pochissimo il sodalizio delle bollicine di montagna, facendosi però conoscere con un prodotto insolito per la denominazione, un Metodo Classico ottenuto da uve Pinot Nero (al 100%) vinificate in bianco. Gli amici francesi lo chiamerebbero Blanc de Noir, a Lasino – nella Valle dei Laghi – si è optato invece per “Blau Dorè”, unione perfetta fra i modi teutonici (Blauburgunder) e transalpini (Plant Dorè) di denominare il nobile vitigno a bacca rossa.

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Dove nascono le bollicine di montagna

«La valle dei Laghi è un territorio perfetto per il Pinot Nero», spiega Erika Pedrini, enologa aziendale e figlia di Domenico, tra i fondatori dell’azienda sorta ormai 40 anni fa. «Le uve destinate alla base spumante derivano da un’alta collina, dove conformazione del terreno – marna calcarea con carbonato di calcio e magnesio – e il clima conferiscono mineralità e freschezza, a nostro parere biglietto da visita delle bollicine di montagna».

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Erika Pedrini

Per Erika Pedrini, che si è formata all’Istituto agrario di San Michele all’Adige prima di laurearsi in Viticoltura ed Enologia fra Trento e Wiesbaden (alla Hochschule Geisenheim University), quella per il Blanc de Noir è una passione di famiglia (fra l’altro, la sorella Giulia segue la parte commerciale, ndr): «Abbiamo voluto fare il Trentodoc come piace a noi», prosegue. «Fresco, pulito e diretto. Il 70% del vino base fa un passaggio in barrique per ottenere maggiore morbidezza». «La prima vendemmia per il Trentodoc è stata la 2013 e siamo convinti di andare avanti: crediamo molto nel Blau Dorè che, prima di tutto, vuole raccontare Lasino e il suo fantastico territorio, ruspante e legato all’agricoltura».

«Siamo consapevoli che uno spumante ottenuto da Pinot Nero in purezza (30 mesi sui lieviti, ndr) non è così diffuso nel comprensorio trentino, dove lo Chardonnay va per la maggiore», aggiunge Erika Pedrini. «Ma a noi piacciono le cose difficili (sorride, ndr) e vogliamo proseguire nella valorizzazione di un vitigno che dalle nostre parti dà sempre grandi soddisfazioni».

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L’assaggio. Domina l’equilibrio. Il naso è delicato, con lievi sentori minerali. C’è il lievito, ma non predomina, restando alla finestra. Il sorso è ben definito e avvolgente, di medio corpo e va dritto al punto, dando un’impressione di grande pulizia.

Da provare con capesante gratinate.

 

Francesco Vigato

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