Om de Fer, il Trento Doc di Dorigati che unisce freschezza e morbidezza

Nel cuore della Piana Rotaliana, a Mezzocorona, la storia della famiglia Dorigati inizia nel 1852, quando Luigi Dorigati avvia la produzione di vino in quella che sarebbe diventata una delle cantine di riferimento del Trentino. È però il 1986 a segnare una svolta decisiva: con il lancio del Trento Doc Methius, l’azienda dà inizio alla propria avventura nella spumantistica Metodo Classico. Oggi sono Paolo e Michele Dorigati, quinta generazione della famiglia, a portare avanti questo percorso enologico, affiancando alla nota riserva Methius, fra i Trentodoc più rappresentativi dell’intero istituto, un’etichetta più immediata e conviviale: Om de Fer.

Om De Fer

Il nome viene da una leggenda locale. Sulla facciata del campanile della chiesa principale di Mezzocorona, dove ha sede la cantina Dorigati, si trova una lapide che raffigura il cosiddetto “Om de Fèr”, che secondo un’antica leggenda uccise il basilisco — il mostruoso serpente/drago alato che, nella tradizione popolare della Piana Rotaliana, avrebbe seminato morte tra i contadini con il suo sangue velenoso. Dorigati recupera così un simbolo profondamente radicato nell’identità del paese: l’eroe di ferro che protegge la comunità diventa il nome di uno spumante pensato per essere, a sua volta, un piccolo baluardo di piacevolezza quotidiana — meno mitologico, ma altrettanto rassicurante nel bicchiere. 

Ma Om de Fer nasce anche da un’idea precisa, come racconta lo stesso Paolo Dorigati, il giovane amministratore della cantina: “L’idea di Trento Doc che avevamo in mente era legata alla volontà di ottenere uno spumante immediato e di fresca beva, ma con le caratteristiche proprie della rifermentazione in bottiglia: ovvero morbidezza gustativa e dolcezza aromatica.”

È esattamente questo il connubio che colpisce assaggiando il vino, dotato di una beva scorrevole, quasi disarmante nella sua immediatezza, che però si apre a un secondo livello di lettura fatto di cremosità e piccole sfumature aromatiche. Non è lo spumante che ambisce a colpire con la complessità, ma quello che la sussurra, lasciandola emergere sorso dopo sorso senza mai appesantire il bicchiere.

Dal punto di vista tecnico, questa doppia anima si costruisce con scelte precise in vigna e in cantina. Il vino nasce da uve Chardonnay, di cui una parte viene raccolta più tardi per garantire maggiore pienezza al frutto; la vinificazione avviene in parte in barrique di secondo passaggio, che aggiungono rotondità senza marcare il vino di note legnose invadenti. Dopo la presa di spuma in bottiglia, Om de Fer riposa sui lieviti per 24 mesi, un tempo che gli permette di sviluppare quella morbidezza e quelle note di crosta di pane tipiche del Metodo Classico, mantenendo però un dosaggio contenuto, intorno ai 4 grammi per litro, che ne preserva la secchezza e la bevibilità.

Paolo Dorigati

Quando gli si chiede cosa debba avere un Metodo Classico per rappresentare davvero l’azienda, Dorigati non ha dubbi: “Un Trento Doc che rappresenti Dorigati deve essere cremoso e morbido, senza perdere la freschezza di beva.” Una filosofia che si riflette perfettamente in Om de Fer, pensato per accompagnare un aperitivo ma anche per reggere l’abbinamento a tavola. Lo stesso Dorigati lo descrive senza tecnicismi come “un Trento Doc sufficientemente morbido per essere piacevolmente bevuto in aperitivo, e sufficientemente fresco e secco per essere piacevolmente abbinato”.

Cantina Dorigati

Interrogato sul peso del territorio rispetto allo stile produttivo all’interno della denominazione Trento Doc, Dorigati sottolinea come i due elementi viaggino quasi di pari passo: “Ogni casa spumantistica ha una interpretazione di Trento Doc legata ai suoi vigneti… ed al suo stile produttivo legato al processo produttivo vero e proprio.” Un punto di vista che restituisce bene la ricchezza di una denominazione dove la mano del produttore, nel lungo e articolato processo del Metodo Classico, pesa quanto la geografia dei vigneti.

Guardando ai prossimi dieci anni, Paolo indica una direzione precisa, senza contrapporre freschezza e complessità: “La bevibilità è un prerequisito fondamentale in uno spumante, ma altrettanto importante sarà valorizzare la cremosità e morbidezza. Ciò passa per la ricerca dell’equilibrio gustativo.” Una sintesi che racconta bene anche la ragion d’essere di Om de Fer: un calice equilibrato, capace di conquistare al primo sorso e di lasciare comunque qualcosa da scoprire in quello successivo.

Che dire? Promosso a pieni voti!


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