La mini-guida dei Vignaioli Indipendenti. Tante (fantastiche) etichette degustate per voi al Mercato FIVI di Piacenza.
I banchetti sono ben apparecchiati. Tutti uguali, precisi, quasi delle bomboniere vinicole. Ogni produttore ha poi la libertà di disporre come vuole le bottiglie e può anche scegliere come valorizzare questa o quella etichetta, magari affiancandoci un album di foto raffiguranti i luoghi simbolo della propria denominazione o un semplice depliant aziendale. Alle 12 del sabato, giorno di apertura del Mercato dei Vignaioli Indipendenti FIVI c’è già la fila per i carrelli. Ma c’è spazio per tutti nel grande padiglione di Piacenza Expo: per i 501 espositori, per gli addetti ai lavori, per l‘esercito dei calici pronti a degustare. E c’è anche uno spirito di grande amicizia che difficilmente si incontra nelle altre kermesse dedicate al vino. Fra le corsie, infatti, è difficile trovare un produttore che non abbia voglia di spiegare il metodo di produzione dell’etichetta “di punta”, raccontare le difficoltà del lavoro in vigna o condividere un resoconto dell’ultima vendemmia.
Insomma, c’è (ovviamente, verrebbe da dire) tanto da bere. E ci sono pochi lustrini. Tanta storia e un po’ meno merchandising. Perché così deve essere un evento legato al nettare di bacco. Così e nient’altro. Con il territorio e il lavoro in vigna al centro di tutto, oltre ad una buona dose – lo ripeteremo sempre – di convivialità.
Il viaggio. Entrando nel vivo della visita, immancabile è la scorribanda dagli amici Andrea e Matteo Miotto dell’Azienda Agricola Miotto Valter di Colbertaldo di Vidor (TV): il fiore all’occhiello della produzione è Profondo, un Prosecco di Valdobbiadene rifermentato in bottiglia, come vuole la tradizione. Profondo è rustico, certo, ma gode di un equilibrio invidiabile, unico nel suo genere. Continua a leggere “La mini-guida dei Vignaioli Indipendenti. Tante (fantastiche) etichette degustate per voi al Mercato FIVI di Piacenza.”
Tre ragazze, una bollicina. Ecco Salísa, il Metodo Classico di Villa Corniole…
Sara, Linda e Sabina. Dai nomi di queste tre splendide ragazze, oltre che dalla passione di papà Onorio e mamma Maddalena, è nato il Metodo Classico Salísa, spumante della Val di Cembra firmato da Villa Corniole.

Vigneti terrazzati e sfondi montani disegnano infatti il contorno dell’azienda di Giovo (TN) già conosciuta per i vini fermi (bianchi e rossi) di pregio: d’altra parte, la famiglia Pellegrini, dal Gewürztraminer al Teroldego, da molti anni soddisfa nasi e palati degli amanti delle etichette di montagna, brillando per naturalezza e grande attaccamento al territorio.
Stavolta, però, con lo Chardonnay, gli enologi di casa (fra i quali il giovane Mattia Clementi) hanno voluto eccellere fra remuage e sboccature, con due tipologie di champenoise, Brut e Dosaggio Zero, destinate – parere nostro – a giocare un ruolo da protagoniste nel panorama vinicolo trentino (e non solo). Continua a leggere “Tre ragazze, una bollicina. Ecco Salísa, il Metodo Classico di Villa Corniole…”
Ferrari Perlé Zero, un mosaico di millesimi. Ecco il nostro assaggio …
Quando si parla di Ferrari le aspettative sono sempre altissime.
Un po’ perché l’azienda spumantistica di Trento ha abituato appassionati e addetti ai lavori a prodotti di spessore, conosciuti a livello internazionale e capaci di tirare per la giacchetta i giganti della Champagne (soprattutto il “Giulio Ferrari Riserva del Fondatore”), e un po’ perché la linea Perlè, nelle sue varie declinazioni, è sempre riuscita (e riesce ancora) a soddisfare tutte le fasce di pubblico, dai consumatori esperti ai neofiti del perlage.

È innegabile che per il Trentodoc Perlé Zero, lanciato a fine settembre dalla famiglia Lunelli con un fitto programma di eventi e degustazioni, l’attesa e la curiosità fossero ai massimi livelli.
Questo perché la nuova etichetta – gradevole per design e modernità (realizzata dallo Studio Robilant Associati) – va a stuzzicare i puristi della bollicina, che si stanno orientando sempre di più verso il magico mondo degli spumanti “non dosati”, particolarmente sinceri nel raccontare il territorio di provenienza proprio per l’assenza di quel filtro aromatico rappresentato dallo sciroppo di dosaggio (o liqueur d’expédition). Continua a leggere “Ferrari Perlé Zero, un mosaico di millesimi. Ecco il nostro assaggio …”
«La Val di Cembra è il paradiso delle bollicine italiane». La nostra intervista ad Alfio Garzetti di Opera Vitivinicola
Alfio Garzetti è un vulcano. Un vulcano d’orgoglio, verrebbe da dire, soprattutto quando

parla della sua terra, la Val di Cembra, considerata una sorta di giardino dell’Eden delle bollicine.
E non solo: il co-patron (insieme a Bruno Zanotelli) di Opera Vitivinicola illustra le etichette del sodalizio di Giovo (frazione di Verla, piccolo comune della Provincia di Trento) con la soddisfazione di chi è cosciente di aver realizzato prodotti di pregio, «tutti spumanti, perché in questo fantastico mondo ci vuole anche un po’ di specializzazione», le sue parole.

La Val di Cembra, dicevamo: una striscia di terra che abbraccia le Dolomiti di Fiemme, fra piccoli centri abitati e meravigliosi pendii. «Una zona perfetta», spiega Alfio Garzetti. «in cui le caratteristiche pedoclimatiche possono considerarsi uniche per la produzione di champenoise. C’è una forte escursione termica, anche 15-16 gradi fra giorno e notte, che permette di raggiungere un’acidità perfetta delle uve. Altra caratteristica è l’altitudine, con vigneti terrazzati fra i 500 e i 700 metri e un’esposizione da est a ovest che regala la luce solare agli acini per tutto l’arco della giornata. Qui, infatti, si vendemmia a settembre, mica a fine luglio come in altre zone spumantistiche!». La conformazione del terreno è la ciliegina sulla torta: «Porfido e pietra lavica», prosegue lo spumantista Garzetti, «conferiscono mineralità ed elementi sapidi unici alle basi spumante. Proprio per questo la Val di Cembra è probabilmente la zona più vocata a livello italiano. Un terroir fantastico».
«Sì, le bollicine italiane possono reggere il confronto con i grandi Champagne». La nostra intervista a Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017
Ha ricevuto pochi giorni fa a Taormina il premio come Miglior Sommelier d’Italia 2017.

Roberto Anesi, 45 anni, ladino doc di Canazei, si è guadagnato il prestigioso riconoscimento grazie alla sua conoscenza enciclopedica del mondo del vino e alla capacità di raccontarlo con eleganza e spensieratezza.
Abbiamo fatto due chiacchiere con lui: folgorato sulla via dello Champagne («Una degustazione di bollicine d’Oltralpe mi ha aperto un mondo straordinario»), Anesi ha poi scoperto, nel corso della sua avventura di Sommelier AIS tutte le sfaccettature della spumantistica italiana, a suo dire «un’eccellenza di livello mondiale».
Roberto Anesi, lei nella vita di tutti i giorni è anche ristoratore (è infatti l’anima del Wine-Restaurant “El Pael” di Canazei, ndr). Quali sono le bollicine più richieste?
«Penso vada fatta una distinzione: ci sono consumatori più evoluti, che cercano etichette di nicchia. Altri, invece, sono portati a chiedere un Prosecco o un Franciacorta senza far troppo caso alle differenze fra Metodo Classico e Charmat. Insomma, si basano sul passaparola e sulla pubblicità e, dunque, vanno indirizzati e aiutati nella scelta, nell’uno e nell’altro senso».
In Italia Franciacorta e Trentodoc sono gli spumanti più conosciuti: stesse uve ma terroir diversi. Come riassumerebbe le differenze fondamentali fra queste importanti denominazioni? Continua a leggere “«Sì, le bollicine italiane possono reggere il confronto con i grandi Champagne». La nostra intervista a Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017”
Il Franciacorta è anche “Satèn”. Ecco le bollicine di Tenuta Monte Delma.

Il Monte Delma è un piccolo rilievo. Un colle, per capirci, che sorge tra Passirano e Monticelli Brusati, entrambe località molto conosciute nel panorama della spumantistica bresciana (e italiana, ovviamente!).
Da quelle parti, infatti, si produce Franciacorta Docg nelle sue massime espressioni. Monte Delma, però, è anche il nome dell’azienda voluta dalla famiglia Berardi, già nota nel mondo del vino per il Lugana della Valle Sabbia.
«La nostra famiglia punta moltissimo sull’aspetto qualitativo dei Franciacorta Docg»,

afferma Piero Biancardi, una sorta di factotum tra amministrazione, commercio e cantina. «Produciamo circa 100 mila bottiglie all’anno, con il Brut che la fa da padrone per la sua forte rappresentatività. Poi ci sono anche il Satèn e il Rosè che, in particolare, sta andando molto negli ultimi anni per l’ottimo appeal sul pubblico femminile».
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Il Franciacorta Docg secondo Stefano Cola. Ecco le bollicine Extra Brut della Cantina Cola Battista.

C’è una Franciacorta emergente. Ed è quella dei vignaioli che vivono e lavorano a stretto contatto con la natura. Fedele a questa filosofia di produzione delle bollicine, magari meno “piaciona” ma più vicina alla terra è pure Stefano Cola, che porta avanti l’attività del padre Battista, fondatore della piccola azienda di Adro nel 1985.
Sono dieci gli ettari di vigneto di proprietà situati nelle immediate vicinanze del Monte Alto, che «coltiviamo secondo regole precise di agricoltura sostenibile», le parole di Stefano Cola, «anche se la priorità resta sempre quella di seguire i ritmi della natura che permettono di raggiungere nelle uve il giusto equilibrio tra zuccheri e acidi prima della raccolta». Continua a leggere “Il Franciacorta Docg secondo Stefano Cola. Ecco le bollicine Extra Brut della Cantina Cola Battista.”
«La scelta della “particella” è fondamentale per un buon Trentodoc». Mauro Baldessari, Direttore della cantina Vivallis, ci ha parlato del Valentini Millesimato 2013

«Già nel 1899, come documentato dalla pubblicità su “La Strenna dell’Alto Adige”, Arminio Valentini era il primo in Trentino a produrre spumante di alta qualità».
Questo piccolo richiamo storico campeggia sull’etichetta del Trentodoc Valentini di Weinfeld (che prende il nome dall’esponente della famiglia di proprietari terrieri che riforniva di vino la Casa imperiale d’Austria, ndr) di Cantina Vivallis, sodalizio che, attualmente, raccoglie le uve di ben 800 soci per produrre etichette fortemente rappresentative della Vallagarina. È il team di enologi coordinato da Mauro Baldessari a curare la produzione di Vivallis, anche se, a detta dello stesso Direttore, la maggior parte del lavoro di un tecnico avviene in vigna.
«La qualità di un vino si decide in campagna», afferma Baldessari. « L’enologo, infatti, deve

conoscere bene il territorio perché è dai terreni giusti, o da una zona particolarmente vocata, che si ottengono le uve perfette, purché queste siano vendemmiate a mano e in giornata».
