Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è fra i vini bianchi più apprezzati e conosciuti del panorama vinicolo italiano. Il vitigno dal quale si ottiene questa eccellenza è, ovviamente, il Verdicchio (che deve essere presente, da disciplinare, nella percentuale dell’85%). La sua versatilità, fra l’altro, ha poi permesso diverse interpretazioni, dal classico “fermo” allo Charmat, passando per il Metodo Classico. Tuttavia, sono ancora poche le cantine che hanno deciso di puntare sulle bollicine di Verdicchio. Fra queste c’è Broccanera, azienda di Arcevia (AN), incastonata fra la campagna marchigiana e i primi rilievi appenninici.Continua a leggere “«Il Metodo Classico esalta il Verdicchio». Abbiamo parlato di bollicine marchigiane con Giorgio Santini dell’azienda Broccanera”
Che bello! La mia paginetta Vita, calcio e bollicine, nata per condividere con voi un po’ di esperienze nel mondo del vino, ha raggiunto un primo piccolo-grande traguardo. Naturalmente ringrazio tutti i vignaioli, gli enologi e e gli altri addetti ai lavori che hanno dato la disponibilità per le interviste e pure chi, in futuro, vorrà farsi una chiacchierata sul mondo delle bollicine (e non … Continua a leggere 400 VOLTE GRAZIE!
In effetti, l’Azienda Agricola Pravis ha abbracciato da pochissimo il sodalizio delle bollicine di montagna, facendosi però conoscere con un prodotto insolito per la denominazione, un Metodo Classico ottenuto da uve Pinot Nero (al 100%) vinificate in bianco. Gli amici francesi lo chiamerebbero Blanc de Noir, a Lasino – nella Valle dei Laghi – si è optato invece per “Blau Dorè”, unione perfetta fra i modi teutonici (Blauburgunder) e transalpini (Plant Dorè) di denominare il nobile vitigno a bacca rossa.
Alfio Garzetti è un vulcano. Un vulcano d’orgoglio, verrebbe da dire, soprattutto quando
Alfio Garzetti
parla della sua terra, la Val di Cembra, considerata una sorta di giardino dell’Eden delle bollicine.
E non solo: il co-patron (insieme a Bruno Zanotelli)di Opera Vitivinicola illustra le etichette del sodalizio di Giovo (frazione di Verla, piccolo comune della Provincia di Trento) con la soddisfazione di chi è cosciente di aver realizzato prodotti di pregio, «tutti spumanti, perché in questo fantastico mondo ci vuole anche un po’ di specializzazione», le sue parole.
Vigneti in Val di Cembra
La Val di Cembra, dicevamo: una striscia di terra che abbraccia le Dolomiti di Fiemme, fra piccoli centri abitati e meravigliosi pendii. «Una zona perfetta», spiega Alfio Garzetti. «in cui le caratteristiche pedoclimatiche possono considerarsi uniche per la produzione di champenoise. C’è una forte escursione termica, anche 15-16 gradi fra giorno e notte, che permette di raggiungere un’acidità perfetta delle uve. Altra caratteristica è l’altitudine, con vigneti terrazzati fra i 500 e i 700 metri e un’esposizione da est a ovest che regala la luce solare agli acini per tutto l’arco della giornata. Qui, infatti, si vendemmia a settembre, mica a fine luglio come in altre zone spumantistiche!». La conformazione del terreno è la ciliegina sulla torta: «Porfido e pietra lavica», prosegue lo spumantista Garzetti, «conferiscono mineralità ed elementi sapidi unici alle basi spumante. Proprio per questo la Val di Cembra è probabilmente la zona più vocata a livello italiano. Un terroir fantastico».
Ha ricevuto pochi giorni fa a Taormina il premio come Miglior Sommelier d’Italia 2017.
Roberto Anesi, Miglior Sommelier D’Italia 2017
Roberto Anesi, 45 anni, ladino doc di Canazei, si è guadagnato il prestigioso riconoscimento grazie alla sua conoscenza enciclopedica del mondo del vino e alla capacità di raccontarlo con eleganza e spensieratezza.
Abbiamo fatto due chiacchiere con lui: folgorato sulla via dello Champagne («Una degustazione di bollicine d’Oltralpe mi ha aperto un mondo straordinario»), Anesi ha poi scoperto, nel corso della sua avventura di Sommelier AIS tutte le sfaccettature della spumantistica italiana, a suo dire «un’eccellenza di livello mondiale».
Roberto Anesi, lei nella vita di tutti i giorni è anche ristoratore (è infatti l’anima del Wine-Restaurant “El Pael” di Canazei, ndr). Quali sono le bollicine più richieste?
«Penso vada fatta una distinzione: ci sono consumatori più evoluti, che cercano etichette di nicchia. Altri, invece, sono portati a chiedere un Prosecco o un Franciacorta senza far troppo caso alle differenze fra Metodo Classico e Charmat. Insomma, si basano sul passaparola e sulla pubblicità e, dunque, vanno indirizzati e aiutati nella scelta, nell’uno e nell’altro senso».
In Italia Franciacorta e Trentodoc sono gli spumanti più conosciuti: stesse uve ma terroir diversi. Come riassumerebbe le differenze fondamentali fra queste importanti denominazioni?Continua a leggere “«Sì, le bollicine italiane possono reggere il confronto con i grandi Champagne». La nostra intervista a Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017”
Il Monte Delma è un piccolo rilievo. Un colle, per capirci, che sorge tra Passirano e Monticelli Brusati, entrambe località molto conosciute nel panorama della spumantistica bresciana (e italiana, ovviamente!).
Da quelle parti, infatti, si produce Franciacorta Docg nelle sue massime espressioni. Monte Delma, però, è anche il nome dell’azienda voluta dalla famiglia Berardi, già nota nel mondo del vino per il Lugana della Valle Sabbia.
«La nostra famiglia punta moltissimo sull’aspetto qualitativo dei Franciacorta Docg»,
Famiglia Biancardi
afferma Piero Biancardi, una sorta di factotum tra amministrazione, commercio e cantina. «Produciamo circa 100 mila bottiglie all’anno, con il Brut che la fa da padrone per la sua forte rappresentatività. Poi ci sono anche il Satèn e il Rosè che, in particolare, sta andando molto negli ultimi anni per l’ottimo appeal sul pubblico femminile».