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«Il Veneto è speciale perché può offrire vini bianchi, rossi e spumanti di uguale tradizione, qualità e importanza». La nostra intervista al campione Sommelier Ais Cristian Maitan

A ventitré anni ha la sicurezza di un veterano. Non può che essere un fuoriclasse, Cristian Maitan. Cresciuto in una famiglia di ristoratori, il giovane Sommelier di Ponte di Piave (TV), lo scorso 13 aprile, si è laureato campione AIS del Veneto. Da pochissimi giorni è pure il Miglior Sommelier del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. In fatto di vino Maitan sa quello che dice, e lo fa in maniera chiara, senza esitazioni e con un’accortezza che talvolta manca a colleghi anagraficamente più “pronti”.

Ecco cosa ci ha raccontato.

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Cristian Maitan premiato a Venezia al Fondaco dei Tedeschi

Cristian Maitan, a soli 23 anni è già un Sommelier pluri-titolato. Come è nata questa passione?

«Fin da piccolo ho sempre girato fra i tavoli del ristorante di famiglia. Poi ho frequentato l’istituto alberghiero di Jesolo e, grazie ad un professore Sommelier, mi sono appassionato al fantastico mondo del vino».

Dall’essere Sommelier alle gare, però, ci sarà stato sicuramente un passetto ulteriore…

«Certo! Partecipo ai concorsi perché mi piace mettermi in gioco e confrontarmi con gli altri. E poi la competizione è una bella occasione per approfondire, per ottenere ulteriori input. Studiare e scoprire nuove frontiere non è semplice perché richiede tempo e fatica, ma per un Sommelier deve essere il pane quotidiano»

Come abbiamo accennato, pochi giorni fa lei ha ottenuto il titolo di Miglior Sommelier del Conegliano Valdobbiadene. Ci sono altre bollicine, in Veneto, che meritano di essere scoperte?

«Sì, penso soprattutto al Durello dei Lessini. Il vitigno Durello, con la sua tenacia e la sua acidità si presta benissimo alla spumantizzazione con il Metodo Classico. Non dimentichiamoci però del Verdiso, che nella versione sur lie può dare ottimi risultati. Per non parlare del Raboso, vitigno a bacca rossa che può esprimersi bene anche col Metodo Charmat».

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Maitan in servizio

E poi c’è il Prosecco, un vero e proprio universo fra DOC e DOCG.

«Nell’area Conegliano-Valdobbiadene, negli ultimi tempi, si è alzata tantissimo l’asticella. Essendo la zona ormai satura, il numero di bottiglie è difficile che aumenti. Infatti,  i produttori  stanno puntando tantissimo sulla qualità in bottiglia. Le “Rive”, per esempio, rappresentano un cru che si sta facendo conoscere per il forte legame con il territorio e la specificità della localizzazione dei vigneti. Ho avuto modo di apprezzare uno standard qualitativo altissimo».

Come si fa a comunicare al cliente la differenza fra i vini di due colline situate pochi chilometri l’una dall’altra e, nondimeno, fra varie tipologie (in relazione al residuo zuccherino), dal Brut Nature al Dry?

«Non è un compito facile, devo ammetterlo. Il modo migliore è servire il vino nel calice e guidare il consumatore, cercando di spiegare le caratteristiche e le differenze fra le varie tipologie. Per fare ciò, il sommelier deve conoscere bene il prodotto, come se fosse lui il produttore di quella etichetta».

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Maitan premiato come Miglior Sommelier del Conegliano Valdobbiadene Docg

In fatto di spumanti, i gusti si stanno spostando verso prodotti più secchi. A cosa è dovuta questa tendenza?

«Bisogna ammettere che pure il mondo del cibo sta cambiando. La ristorazione, vista la richiesta di “bio”, “vegan” e di altri regimi alimentari, sta portando verso proposte gastronomiche più fresche e minimali, per certi versi più “eleganti” rispetto alla cucina tradizionale, più opulenta, grassa e rustica. Gli abbinamenti cibo-vino cambiano di conseguenza, e le tipologie Brut e Brut Nature, che mi convincono in particolar modo per le “Rive” del Conegliano-Valdobbiadene, si prestano ad un maggior numero di piatti».

Se dovesse portare in un banco d’assaggio internazionale tre vini veneti, quali sceglierebbe?

«Per quanto riguarda i rossi sicuramente l’Amarone della Valpolicella. Fra i bianchi direi Soave e fra gli spumanti Prosecco. Il Veneto è una regione straordinaria perché può offrire vini bianchi, rossi e bollicine di uguale tradizione, qualità e importanza».

L’ultima domanda si accompagna… al dolce. È ancora il Moscato il re del vino da pasticceria o il Passito sta mettendo la freccia?

«Il Passito è un vino intrigante, quasi da meditazione. Penso sia un fine cena perfetto anche con il dolce. Poi, se c’è una crema, il Fior D’Arancio dei Colli Euganei è ancora l’abbinamento per eccellenza, ma un Recioto di Soave o della Valpolicella, un Torcolato o, ancora, un Refrontolo Passito possono sicuramente dare grandi soddisfazioni».

Francesco Vigato

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Francesco Vigato Mostra tutti

Sono nato a Este, ridente cittadina della provincia di Padova, il 12 gennaio 1990.
Ex calciatore dilettante, mi sono avvicinato al mondo del giornalismo dopo gli esami di maturità. Dal 2009 collaboro con il Mattino di Padova, quotidiano che mi ha permesso di diventare Giornalista Pubblicista.
Ho conseguito la laurea in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Padova con una tesi in Diritto Costituzionale Tributario e attualmente svolgo il tirocinio forense in uno Studio Legale patavino.
Mi interesso di vino: amo i bianchi aromatici ma soprattutto le bollicine.

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